DI LUCA COLANTONI
Era l’11 luglio del 1982. Che ricordi indelebili. Io, un ragazzino impazzito di gioia che, in lacrime, correva su una spiaggia con una bandiera in mano. Intorno a me altre persone con trombette, sciarpe, una qualsiasi cosa indosso purché bianca rossa e verde. Le lacrime di Graziani per quella finale durata solamente sette minuti. Pol rigore sbagliato da Cabrini. Non si stava mettendo bene, ma poi, improvvisamente, eccoli, ancora nitidi nella mente: i passi di danza di Bruno Conti, i secchi d’acqua portati dagli inesauribili Marini e Oriali, il muro eretto da Zoff e Gentile, la classe e l’eleganza del mai dimenticato Scirea, la sfrontatezza del ragazzino Bergomi, i gol di Rossi, Tardelli, Altobelli. Quelli che non hanno giocato. Il Presidente Pertini che se ne frega di ogni protocollo e diventa un ultrà puntando il dito contro il Cancelliere tedesco urlandogli in faccia quel: “Non ci prendono più”. La voce, splendida, del Maestro Nando Martellini, un esempio di classe davanti un microfono e modello di tutti noi che poi ne abbiamo fatto un mestiere. Commuoversi oggi, a 35 anni di distanza, magari spedendo un sms al tuo idolo che era in campo, quello dei dribbling ubriacanti, che oggi, dopo averlo conosciuto per cose di lavoro, mi onora della sua amicizia. Quella Coppa del Mondo alzata al cielo di Madrid. Il mio primo mondiale vinto, una indimenticabile magia che si ripete e si ripeterà sempre al grido di “Campioni Del Mondo, Campioni Del Mondo, Campioni Del Mondo”. Questo il bello del calcio… il bello di quel calcio che non esiste più, fatto di odori, sentimenti, ricordi e passione…

 

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