DI FABIO BENETTI
Noi italiani nello sport a livello internazionale sembriamo avere un “karma” non molto positivo: sembriamo destinati a non avere successi poi così tanto perseveranti e numerosi. Nel medagliere olimpico non siamo certo fra i migliori del mondo. Abbiamo perlopiù meteore: campioni che spuntano qua e là nel tempo e nelle varie discipline, che magari fanno record mondiali (vedi Federica Pellegrini ad esempio), ma che poi, al tramontare della loro carriera sportiva, sembrano non passare il testimone ai giovani che nel frattempo si fanno avanti.
Lo stesso record mondiale sui 200 metri piani di Pietro Mennea è forse (notizia da confermare) destinato ad essere cancellato dall’albo. Ma perché poi?
I mondiali di calcio dell’82 furono certo una bella gioia per l’Italia: Paolo Rossi (missino), proveniente da tre anni di fermo attività a causa di uno scandalo scommesse, si fece immortalare per i suoi colpi magici. Tuttavia ci fu un giornalista degno di rispetto – pace all’anima sua – che in qualche modo strisciò un pochettino la Ferrari azzurra calcistica di quei mondiali lì. Non riuscì però a perforarne il serbatoio dimodoché ne scaturisse fuori tutto il carburante. Si trattava di Oliviero Beha che ipotizzò una compravendita di partite italiane che permisero ai nostri portacolori di andare avanti nel mondiale, a rischio com’erano invece di eliminazione. Furono fatti realmente accaduti? Purtroppo Oliviero Beha la verità se l’è portata in tomba. Ipotizzo che ci possa essere stata un’insabbiatura, ma non mi spingo a formulare una percentuale di probabilità sull’eventuale veridicità dell’inchiesta di Oliviero Beha. E’ un’ipotesi valida come qualsiasi altra.
E il rigore contro l’Australia dei mondiali del 2006 lo ricordate? Decise la sorte dell’Italia in maniera netta, assoluta. Non fu mica poi così tanto una vittoria italiana schiacciante quella lì, a mio modesto avviso.
Parliamo poi un attimo della prima coppa dei campioni vinta dalla Juventus, il più importante club italiano. Personalmente io anziché lottare per strappare all’Inter scudetti affidatagli a tavolino mi presenterei presso le alte sfere del calcio e direi: “Per favore, togliete dall’albo la prima coppa dei campioni che ci avete consegnato. E’ lorda di sangue e in più vinta con un falso calcio di rigore. Grazie.”.
Infine il tennis. A lungo si parlò nel 1976 se fosse il caso che l’Italia si presentasse davanti al regime fascista cileno per giocare la finale di coppa Davis. Decisero di spedirli in Cile e i nostri tennisti vinsero. Possibile che dopo 41 anni l’Italia non ne abbia ancora vinta un’altra?
Il nostro “karma” è così: non siamo destinati a fare poi cose così tanto grandi nello sport, e soprattutto non così spesso. Amen.
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