DI GIOVANNI BOGANI
11 luglio 2017 Abbiamo incontrato Banderas all’Ischia Global Festival, dove ha presentato in anteprima il suo nuovo film “Black Butterfly”, thriller diretto da Brian Goodman al cinema dal 13 luglio in cui il divo spagnolo si confronta aspramente con Jonathan Rhys Meyers.
Il nuovo film che lo vede protagonista, Black Butterfly, è stato appena proiettato in anteprima al festival Ischia Global. Uno schermo a picco sull’acqua, la luna piena in alto. E fra gli spettatori, Mira Sorvino e Gerard Butler, oltre a una leggenda dei press agent italiani come Enrico Lucherini. Il festival Ischia Global è così, altissima concentrazione di divi per metro quadro.
Antonio Banderas è rilassato, sereno. Il sud d’Italia gli piace. “Sono nato a Malaga, siamo tutti figli dello stesso mare, abbiamo gli stessi sentimenti. Sono un uomo del Sud”, dice. In un salottino dell’hotel che lo ospita, parla del nuovo film, dell’Italia. Della sua nuova vita, dopo l’infarto che lo ha colpito, per fortuna senza conseguenze.
Black Butterfly, diretto da Brian Goodman, approderà nelle sale italiane in 200 copie dopodomani 13 luglio, distribuito da Notorious. Girato in Italia, è prodotto dalla Ambi di Andrea Iervolino e Monika Bacardi. Nel film, Banderas si confronta con Jonathan Rhys Meyers, l’attore irlandese protagonista di Match Point di Woody Allen.
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Black Butterfly: Antonio Banderas e Jonathan Rhys Meyers insieme in una scena del film
Da Black Butterfly a Lamborghini
In Black Butterfly interpreta un personaggio per lei molto insolito. Niente spoiler, quindi mi fermo qui…
Sì, in realtà ho sempre amato fare quello che il pubblico non si aspetta. In questo caso, mi piaceva il fatto che tutti, nel film, mentono. È quello che facciamo tutti, nella vita: mentiamo. Continuamente ci mettiamo in scena, anche su Facebook, o sui vari social, ma non siamo noi: siamo l’immagine che costruiamo di noi stessi.
In settembre sarà sul set del biopic Lamborghini , diretto da Michael Radford, il regista de Il postino. Che sentimenti suscita in lei questo nome?
Lamborghini è parte della cultura pop italiana. A Londra, dove vivo, e negli Stati Uniti Lamborghini è un nome che rievoca eleganza, design, velocità. È un nome che ha fatto la storia del Novecento. Interpretare Ferruccio Lamborghini, non lo nascondo, è una grande responsabilità. In un biopic, hai il dovere di essere molto accurato, preciso.
A che cosa si affiderà per interpretare Lamborghini?
Ho fiducia nello script definitivo, che fra poco Robert Moresco – lo sceneggiatore di Crash – Contatto fisico – mi farà arrivare. Intanto sto cercando l’immagine che faccia per me da catalizzatore: mi spiego. Quando ho fatto Pancho Villa, la leggenda, ho studiato tanto la storia messicana. Ma alla fine è stata un’immagine che mi ha dato la chiave per entrare nel personaggio.
Quale immagine?
C’è una foto, di quando Pancho Villa era condannato a morte. Di fronte al plotone di esecuzione con i fucili puntati, lui li sfidava. Come per dire, “sparate!”. E alla fine loro non spararono. Ecco, per Lamborghini cerco un’immagine del genere, la nota giusta per entrare nel personaggio.
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Una nuova vita e il futuro nel mondo del cinema
Recentemente ha avuto un infarto. È cambiata la sua vita, dopo?
Mi piacerebbe dire che mi ha spinto ad apprezzare la vita di più, ma sarebbe falso: ho sempre amato la vita moltissimo! Però mi ha fatto un regalo. Io ho commesso per anni un enorme errore, ho fumato tantissimo. Dopo l’infarto, ho smesso di colpo. Da sei mesi non tocco una sigaretta. E mi sento meglio, pieno di energia. È buffo dire che l’infarto mi ha reso più felice, ma è proprio così. Ora mi sveglio la mattina e mi godo il sole, la natura, la gente.
Lei è già stato, in un paio di occasioni, dietro la macchina da presa. Le è tornata la voglia?
Sì, è esattamente quello che vorrei fare nel prossimo futuro. Scrivere e dirigere un film; sto scrivendo la mia storia, dopo aver diretto due film tratti da libri. Ci sono dei temi che mi appassionano, che mi interessano, che voglio approfondire.
Quali?
La famiglia nel mondo contemporaneo, in cui viaggiamo così velocemente e comunichiamo in modi così nuovi. La percezione della realtà attraverso immagini che non sono totalmente vere. E l’ingiustizia. Oggigiorno siamo tutti diventati giudici: puntiamo il dito e accusiamo senza avere tutte le informazioni necessarie. Vorrei legare questi tre temi in un film.
La campagna pubblicitaria in Italia, Black Butterfly girato a Roma e a Bracciano, poi il film su Lamborghini da girare in Emilia. L’Italia sta diventando la sua seconda patria?
Sì, sto inseguendo quello che chiamo l’European Dream, quello che parte dal Dopoguerra e va fino agli anni ’60: mi piacerebbe in qualche modo catturare quel sogno che va dall’Italia alla Francia alla Spagna, che va da Federico Fellini a François Truffaut, da Sophia Loren a Jean-Paul Belmondo. Quel senso non soltanto del cinema, ma della felicità, e della vita, che sento in quel cinema. Un mondo che non ho vissuto se non attraverso i film, e che vorrei ritrovare, nel cinema che faccio e nei luoghi in cui vivo.
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