DI ELIO LANNUTTI

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Il Decreto sulle banche venete, come proposto dal Governo che metterà la fiducia, oltre ad avere l’effetto di una pietra tombale su 210.000 famiglie che avevano investito tutti i loro risparmi, non offre alcun risarcimento concreto agli azionisti-risparmiatori truffati, in particolare coloro che dopo la costituzione del Fondo Atlante, reclamizzato come la soluzione salvifica, avevano acquistato bond subordinati fidandosi del ministro Padoan e del capo del Governo Renzi, tagliati fuori perfino dal ragionevole emendamento del relatore Sanga, con l’ampliamento della platea dei risparmiatori dei due istituti veneti, che non potranno accedere ai rimborsi delle obbligazioni subordinate.
La costituzione del primo fondo Atlante, annunciata ad aprile 2016, aveva avuto reazioni positive, tra gli altri, anche dal Fondo monetario internazionale; dall’8 agosto 2016 veniva costituito anche il Fondo Atlante 2. La società di gestione è la ‘Quaestio Capital Management SGR’ di Fondazione Cariplo, presieduta da Alessandro Penati, con una dotazione iniziale di 4,250 miliardi di euro sottoscritti da banche, Fondazioni bancarie, assicurazioni, Enti previdenziali e Cassa Depositi e Prestiti, con l’Ue che aveva chiuso tutte e due gli occhi sulla partecipazione di CdP.
Utile iniziativa senza soldi pubblici‘. Il governo- in una nota dell’11 aprile 2016- apprezza l’iniziativa del Fondo Atlante e annuncia nuove misure per il recupero dei crediti. Per Renzi: ‘Questa operazione privata è utile. In Italia esiste un mercato attivo e responsabile che sta affrontando i problemi con risorse proprie, senza chiedere soldi pubblici’.
Il fondo è uno strumento che potrà contribuire a completare il processo di rafforzamento della solidità patrimoniale delle banche italiane e ad accrescere il mercato dei crediti in sofferenza‘. Gli faceva eco il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, elogiando Atlante, fondo alternativo di investimento privato, nato sotto impulso del governo italiano per intervenire nelle crisi bancarie, provocate dalla enorme mole di crediti deteriorati detenuti dagli istituti, sostenendo la loro ricapitalizzazione e rilevando i crediti in sofferenza. Grazie all’effetto leva– aggiungeva Padoan- si potrebbero raggiungere i 50 miliardi di euro, cifra che il fondo sarebbe in grado di raccogliere sul mercato emettendo obbligazioni, quindi indebitandosi.
Gli effetti collaterali della mala gestione delle due banche venete, una delle quali, la BPVI era considerata la banca di riferimento per tutte le operazioni di sistema di Bankitalia e del l il Governatore Visco, compresa Banca Etruria, il cui cda è stato addirittura sanzionato per non aver obbedito ai diktat di Palazzo Koch, sono ricaduti sulle spalle dei 210 mila azionisti complessivi degli istituti di credito, che hanno perso il 99,7% dei loro investimenti. Ma anche coloro che si erano fidati dell’ex premier Renzi e del ministro Padoan, che a partire dall’aprile 2016 avevano investito nelle 2 venete e nel Fondo Atlante, che sembra subire – con il voto di fiducia- il ricatto di Banca Intesa e delle clausole capestro, non soddisfatta dei 5 mld di anticipo sui 17 stanziati dal Governo, per acquisire solo l’argenteria di Veneto Banca e BpVi, lasciando al pubblico lo smaltimento di Npl, crediti deteriorati e varie porcherie.

 

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