DI VANNI ZAGNOLI

Cassano, ma pure Cerci. Il Verona in teoria si rafforza, ma in coppia sono un rischio. Alessio Cerci ha giocato solo una partita nell’ultima stagione, nella precedente aveva deluso nei 5 mesi al Milan e pure al Genoa, tuttavia a 30 anni può ancora lasciare un segno. Non lo lasciò al mondiale del 2014, dove c’era anche Cassano, con Prandelli ct.
Antonio compie 35 anni domani, in questa stagione è rimasto fermo, con la risoluzione consensuale di gennaio con la Sampdoria, non gioca dal maggio di un anno fa, dalla sconfitta nel derby per 3-0. Ebbe una discussione accesa con l’avvocato Romei, braccio destro del presidente Ferrero, e da allora non ha più avuto chances blucerchiate. Ma il suo ritorno non era stato esaltante, fra Zenga e Montella in panchina, a parte i 3 assist contro il Genoa del gennaio 2016. Certo, a Verona regalerà lampi di classe, non farà storie neppure a partire riserva, esistono comunque dubbi sulla reale utilità. Ogni tanto si è allenato da solo, rendendo il sovrappeso accettabile, intanto ha detto no alla Cina e all’Entella, in B, perchè voleva la serie A. L’allenatore Fabio Pecchia era perplesso, l’idea era stata di Luca Toni, consulente del presidente Setti e già suo compagno di nazionale. La scorsa settimana l’ex campione del mondo si è dimesso per le frizioni con il ds Fusco, anche su Cassano, curioso che il contratto annuale si firmi tanto presto.
Certo è suggestiva la coppia Cassano-Pazzini, che regalò alla Sampdoria l’ultimo preliminare di Champions league, con DelNeri in panchina, ma vederli in tridente con Cerci pare un azzardo, per la matricola Verona. Il Pazzo è stato capocannoniere dell’ultima B, sarà il trascinatore anche a 33 anni, ma la coppia con Cassano funzionerà ancora?
Fantantonio da Bari a Roma, dal Real Madrid alla prima Sampdoria è sempre stato spettacolare, meno al Milan (con operazione al cuore) e all’Inter, di nuovo al top a Parma. E’ dal ’99 che le cassanate si alternano ai gesti di classe, con 419 presenze e 115 gol in A. Giocate di prima e tunnel, il potenziale era da grande giocatore. Capello al Real lo fece cedere anche perchè non gradiva di essere imitato. Nella galleria dei gol si ricordano il primo, in Bari-Inter, una rovesciata in Roma-Fiorentina e il 4-0 di Roma-Juve, con il famoso gesto di Totti, “quattro e a casa”. In nazionale giocò tre Europei (secondo nel 2012, con Balotelli) e l’ultimo mondiale. Adesso vuol farsi ricordare anche dal popolo dell’Hellas. Servirà, per la salvezza?

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