DI CLUADIO IANNIELLO
Arriva l’estate e si moltiplicano i roghi. Naturali oppure dolosi, come capita sempre più spesso nel sud Italia. A farne le spese è il patrimonio naturale e la biodiversità, che vengono distrutti dalla superficialità di taluni e dall’intenzione di altri.
A causa dei continui roghi dolosi, nel 2016, sono andati in fumo circa il 60% dei tratti boschivi italiani distruggendo colpendo più di 4 mila ettari di aree verdi regionali e quest’anno le cose non sembrano andare meglio.
La Sicilia, anche quest’anno, è la regione dove sono stati effettuati più interventi di spegnimento, 458. Seguono la Puglia con 241, la Calabria con 226 e il Lazio con 214. L’ultimo episodio ha riguardato però la Campania. Il Parco del Vesuvio è stato invaso dalle fiamme, che hanno raggiunto i 2 chilometri di lunghezza, provocando una nube di fumo che ha sovrastato tutto il Golfo partenopeo. Il fenomeno è in aumento soprattutto nel Lazio, dove gli interventi dei vigili del fuoco sono quadruplicati rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
Le conseguenze dei roghi riguardano gli abitanti delle aree colpite, soprattutto i più piccoli e coloro che soffrono di patologie respiratorie. Le nubi prodotte, infatti, si propagano per decine di chilometri raggiungendo anche i centri abitati. In molti casi gli incendi bruciano anche materie tossiche come l’amianto, con effetti gravi sulla salute dell’uomo e delle specie animali che si trovano nelle aree colpite. Il fenomeno dei roghi raramente è casuale, anzi, spesso a provocarli è l’uomo stesso, in maniera più o meno volontaria. Risalire ai responsabili e punirli non è facile poiché, in molti casi, il fuoco viene appiccato all’interno di aree naturali sprovviste di telecamere di sorveglianza o di sistemi anti-incendio. L’incendio doloso è legato quasi sempre a interessi speculativi nel campo dell’edilizia ma non solo. In alcune regioni, il numero di incendi crea o conferma posti di lavoro forestali. Non è un caso che, in diversi episodi, ad accendere il fuoco siano stati proprio coloro che avevano il compito di spegnerlo. Nel 2001 il Sisde denunciava la responsabilità degli stagionali in Sicilia, la pattuglia più folta con oltre 30.000 addetti sui 68.000 del totale nazionale. Il 2007 è stato l’annus horribilis per i boschi italiani con oltre 10.000 incendi. La questione degli incendi dolosi è presente da anni in Italia ma negli ultimi anni diverse regioni si sono attrezzate per sensibilizzare i cittadini e migliorare l’efficienza della Protezione civile, i cui interventi spesso limitano disastri ambientali.
Gli strumenti principali per frenare la devastazione delle aree protette restano l’applicazione di leggi che contrastano la speculazione sui terreni colpiti, il rafforzamento dei divieti e l’istituzione del catasto regionale delle aree incendiate.  Misure che molto spesso non vengono adottate da chi di dovere ma allora com’è possibile per proteggere la natura? Secondo Legambiente, gli incendi estivi si possono combattere con la manutenzione ordinaria, la pulizia del sottobosco, il decespugliamento laterale lungo le strade e la manutenzione di dei sentieri spartifuoco. Soluzioni che non richiedono grossi sforzi economici ma cura e attenzione costante da parte degli organi competenti. Soltanto mantenendo alta l’attenzione, durante tutto l’anno, si potranno evitare delle “estati di fuoco”.

 

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