DI GERARDO D’AMICO

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La carica di 12mila infermieri per un concorso da 300 posti in Liguria e la lettera pubblicata su Repubblica di Massimo Piermattei, storico dell’integrazione europea che a quarant’anni è costretto a lasciare i contratti a tempo all’Universita per vendere ricambi d’automobili e poter portare avanti la famiglia, come pure il diario delle disillusioni pubblicato da Iaria Capua sul Foglio dovrebbero essere un pugno nello stomaco, uno schiaffo in faccia a questa classe politica che ci ammorba con leadership, alleanze post elettorali, scissioni, nascita di nuovi poli ed altre amenità che in sè avrebbero dignità e susciterebbero interesse solo se il contendere fossero i programmi, il bene pubblico, la visione della politica con la p maiuscola che ha portato un signor (quasi) nessuno in Francia a sbaragliare partiti storici e a trionfare alle elezioni. Mentre invece parliamo di ego ed interessi personali.
La giaculatoria sui cervelli in fuga, la patektica esaltazione delle capacità eccezionali degli italiani, le vesti stracciate e le pezze messe dopo la manifestazione di qualche precario che sale sul tetto: gente con lauree, master, specializzazioni costate alla comunità, dalle elementari alla laurea, 500mila euro cadauno, e ceduti graziosamente in dono al primo Stato che gli assicura uno stipendio non da fame.
Smettetela, per favore: finitela.
Per davvero anche il meno populista, il più ragionevole, il più accomodante non vi sopporta più. Nessuno escluso.
La vera rivoluzione la farete non proponendo i fuochi d’artificio che già sapete mai potranno esplodere, perché ci sono le regole dell’Unione europea e monetaria che liberamente abbiamo accettato, ma soprattutto perché abbiamo ( creato da voi) un immenso debito pubblico: chi dovesse davvero fare le fesserie che promette, dall’euro al resto, ne sarebbe travolto in un istante.
Lo sapete, lo sappiamo. Finitela.
La vera rivoluzione la farete con le persone, quelle che metterete in lista ad ogni livello, dai comuni alle regioni al Parlamento.
Ieri abbiamo ascoltato, nel Senato della Repubblica, cose che farebbero rabbrividire ubriachi in un bar di periferia: amenità e falsità scientifiche, in nome del Popolo sovrano. In mano a questi stanno le sorti del Paese? A queste menti, a questa preparazione è affidato il futuro dell’Italia?
Finirete per ascoltarvi da soli, se continuate cosi: non meriterete più neppure l’indignazione che spinge a perdere tempo a scrivere questo post.
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