DI CECILIA CHIAVISTELLI
Ancora giorni impegnativi per chi sorveglia quel lembo di mare che bagna le coste libiche in cerca di imbarcazioni gremite di viaggiatori della speranza, con un solo biglietto nel cuore fatto di sogni e paradisi inesistenti. I gommoni non si sono fatti attendere. Come un programma già conosciuto, ieri sono stati avvistati e salvati, in una ventina di operazioni di soccorso, circa 4100 migranti. Gli interventi si sono protratti per diverse ore coinvolgendo la Guardia Costiera, Frontex e delle Ong.
Mentre gli sbarchi continuano i bilaterali Frontex – Italia proseguono alla ricerca di nuove strategie che per ora hanno la stessa fragilità dei sogni dei salvati in mare. Frontex apre a nuove ipotesi che comprende la revisione della missione Triton 2017 per dare più sostegno all’Italia. Ma condividere i nuovi accordi con tutti gli Stati che partecipano all’operazione si rivela sempre più complicato.
Grandi sforzi di volontà ma porti chiusi. Non è, e non può essere, una proposta accettabile. Si parla già di un nuovo piano operativo una sorta di rafforzamento della missione Triton nel Mediterraneo centrale. Il Viminale vede di buon occhio questa iniziativa. Ma il nuovo piano operativo dovrà essere, prima o poi, sottoposto a tutti i Paesi Ue e anche se le parole suonano di condivisione, di comprensione i fatti prospettano un’altra realtà.
Frontex ha messo a disposizione dell’Italia per i migranti circa 400 funzionari e si è impegnata ad essere più presente negli hotspot italiani per redigere un’anagrafe, registrare chi sbarca e chi chiede asilo. Attualmente la flotta a disposizione include dodici navi, tre aerei e quattro elicotteri. Un impegno modesto.
Mentre la missione Triton si incaglia in complesse strategie diplomatiche, il Ministro dell’Interno Marco Minniti continua il suo giro di appuntamenti tra Belino e la Libia per cercare di arginare la quantità di flusso migratorio. La Libia è il punto nodale. Da lì partono circa il 97% dei migranti ed è in quel paese, distrutto da lotte intestine con una fragile classe politica, che si devono trovare delle soluzioni. L’Italia ha chiesto a Bruxelles di supportare l’incerto governo libico con finanziamenti che possono garantire una maggiore sorveglianza delle coste e, sempre Minniti, attraverso canali diplomatici, con esponenti dei governi dell’Africa subsahariana, tenta di controllare il flusso migratorio che parte dal sud. Ma sganciarsi dai metodi e dall’attività dei trafficanti di esseri umani non è così facile se non esistono economie alternative, per questo l’incontro di Minniti, oggi a Tripoli, dovrebbe gettare le basi per una collaborazione con progetti e gemellaggi.
Un tentativo già smentito dagli ultimi sbarchi che si sono intensificati, e con un numero considerevole di interventi e di persone salvate. A dimostrazione che il cammino è ancora lungo.
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