DI AMLETO DE SILVA

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La conservazione dell’energia seguiva direttamente dalle equazioni di Newton, ed era considerata una delle leggi più generali e inviolabili. Ma Einstein si rende conto che energia e massa sono solo due facce della stessa entità, come il campo elettrico e quello magnetico sono due facce dello stesso campo, e come lo spazio e il tempo sono due aspetti dello stesso, unico spaziotempo. E comprende che la massa, da sola, non si conserva, e l’energia – così com’era concepita allora – da sola non si conserva. L’una si può trasformare nell’altra: esiste una sola legge di conservazione, non due. Quello che si conserva è la somma di massa e di energia, non ciascuna delle due separatamente. In altre parole: devono esistere processi che trasformano l’energia in massa oppure la massa in energia. Un rapido calcolo permette a Einstein di capire quanta energia si ottenga trasformando un grammo di massa. Il risultato, dato dalla formula famosa E = mc 2, è importante: l’energia in cui si trasforma un grammo di materia è enorme, è un’energia uguale a quella di milioni di bombe che scoppino insieme, un’energia sufficiente per illuminare le città e a far girare le industrie di un Paese per mesi… oppure per distruggere in un secondo centinaia di migliaia di esseri umani in una città come Hiroshima.
L’opera meritoria di Carlo Rovelli (in questo caso La realtà non è come ci appare. La struttura elementare delle cose, Raffaello Cortina editore) è perfetta per introdurre la serie di questa settimana, Genius, sulla vita straordinaria di Albert Einstein. La trovate su National Geographic, e questo all’inizio mi ha un po’ insospettito. Chi segue questa rubrica sa che non mi fido tanto del National: non per la qualità dei suoi prodotti, quanto per l’ostentazione reiterata fino allo sfinimento dell’intento pedagogico, cosa che aveva in parte rovinato Vikings, trasformando una serie su massacri, razzie e violentissime battaglie in una cosa educativa: e voi capite che non sono cose che si fanno. Beh, con Einstein (e prossimamente con Picasso, a quanto sento dire), gli è andata paradossalmente meglio. Proprio dove c’era il rischio di trasformare la serie in un pippone parascolastico, viene fuori una cosa narrativamente molto stimolante. Merito della vita di Einstein, ovviamente, ma anche merito degli autori, quasi tutta gente con grande esperienza, che ha saputo raccontarla con intelligenza
 Il genio che ne viene fuori è innanzitutto (attenti che parte la banalità) un uomo: mammone, vigliacchetto, ambiziosissimo, e capirete che è un bel raccontare. La bravura degli sceneggiatori è stata raccontare, appunto, la smodata fame di successo di Einstein, e far anche capire senza mezzi termini che si trattava di una fame più che legittima. Il rischio, qui, era l’agiografia: guardate, genti, il genio che ha cambiato la nostra vita e blablabla, e invece ci troviamo di fronte a un racconto che usa sapientemente i difetti dell’uomo per potersi poi sbizzarrire nella narrazione dell’ossessione di Einstein, che potremmo definire tra l’artistico e l’estatico. Senza contare il fatto che, dietro, ci sono due guerre mondiali, c’è la salita al potere di Hitler, c’è J. Edgard Hoover, c’è la smania di protagonismo di quello che -ossessivamente- nella serie viene, non a caso, definito come “lo scienziato più famoso del mondo”: Einstein nella sua versione da poster da cameretta, insomma.
Il punto di forza della serie, oltre alla sceneggiatura, che magari qualche sbavatura qui e lì ce l’avrà, ma è rigorosa e non deraglia mai, è il cast. I volti che la introducono sono quelli di due mostri sacri: Albert è Geoffrey Rush, che è vero che gigioneggia, ma se andate a vedere i filmati dell’epoca col vero Einstein, vi accorgete che lo fa sempre meno dell’originale. Elsa, invece, è Emily Watson, della quale si possono dire mille cose ma è una di quelle che basta dire nome e cognome: Emily Watson, appunto, e chiudiamola qui. Bravissimo Johnny Flynn che fa il giovane Albert, una miscela riuscitissima di cialtroneria e genio, e spettacolare Samantha Colley che interpreta Mileva Maric, scienziata, prima moglie di Einstein e madre dei suoi figli. Insieme dipingono il quadro di una storia d’amore e di pazzia che vale la pena di vedere, dimenticandoci che si parla di Einstein.
Genius, attenti che c’è il rischio che impariamo qualcosa.
http://tvzap.kataweb.it/rubriche/205759/genius-il-fisico-capellone/
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