DI VIRGINIA MURRU
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Di fatto più isolamento che isola. Essere isola è uno stato (geografico), l’isolamento è una condizione, determinata da lacune negli scambi e nei collegamenti. L’insularità costa, e la Sardegna ha pagato un lungo tributo ad un isolamento tutt’altro che ‘splendido’.
E siamo nel terzo millennio, forse all’epoca dei Shardana e dei Fenici, Punici e Romani, il grande ‘traffico’ nel Mediterraneo, metteva l’isola al centro degli interessi dei cosiddetti ‘Popoli del mare’. Sarà che Shardana e Fenici erano abilissimi ingegneri navali, e avevano progettato imbarcazioni lunghe anche 40 m., che nemmeno oggi avrebbero sfigurato in termini di stazza ed efficienza, con le navi moderne.
Esistevano i porti nuragici e shardana, luoghi di approdo e di traffici commerciali con le più evolute civiltà del Mediterraneo.
In Sardegna manca l’intraprendenza dei Popoli del mare.
Gli scambi, da e verso la Sardegna, erano forse più intensi allora, alcune migliaia di anni fa, ma ora non è concepibile permettere che un’isola di 25 mila Km quadrati soffra per la mancanza di continuità territoriale, per deficit nei trasporti. Trasporti, appunto.
E dire che proprio il mese scorso si è svolto a Cagliari (città scelta non a caso) il G7 Trasporti, che doveva mettere al centro dell’attenzione proprio le aree svantaggiate, che necessitano di maggiori collegamenti con il ‘continente’.
Erano presenti i ministri del dicastero Trasporti dei 7 paesi più industrializzati. Cosa voleva di più la Sardegna? Doveva essere un punto di arrivo e partenza per giocare la carta dell’innovazione e della tecnologia al servizio degli scambi, in primis con la penisola, e l’Europa tutta.
L’innovazione è stato veramente il mantra che ha guidato i lavori del meeting, conclusosi poi con la ‘Dichiarazione di Cagliari’, le cui parole d’ordine dovevano essere ‘innovazione e infrastrutture’ quale risorsa da mettere in campo per combattere i disagi derivanti da condizioni di svantaggio e disagio in termini di trasporti. Gli accordi sulle strategie da intraprendere dovevano essere la nuova pietra miliare dell’efficienza nel gestire i collegamenti, sia aereo che marittimo.
E invece l’isola fa ancora i conti con i ritardi, con il disinteresse di una politica che viaggia più con le parole che con i fatti, dobbiamo rimpiangere i Savoia e il Regno di Sardegna? Non è poi il paradosso, la statua equestre di Carlo Felice campeggia austera in una nota piazza di Cagliari, e per quanto le attenzioni dei piemontesi verso l’isola siano state discutibili, a loro si deve la realizzazione dell’’arteria’ ancora oggi più importante dell’isola: la ‘Carlo Felice’, che collega Cagliari a Sassari, e come un meridiano attraversa gran parte dell’isola.
Oggi questa importante ‘dorsale’, che va da sud a nord, è più nota come S.S. 131, è lunga 230 km, e arriva fino a Porto Torres. E’ una super strada, non una vera e propria ‘high way’, la Sardegna è l’unica regione in Italia che non ha un’autostrada. Ma nonostante le lacune nei collegamenti anche all’interno dell’isola, non sono propriamente le autostrade che si rimpiangono.
E torniamo alle premesse del G7 Trasporti, alle dichiarazioni del ministro italiano, Graziano Delrio, a conclusione del summit:
“Siamo molto soddisfatti per gli accordi raggiunti, la dichiarazione di Cagliari è un grande risultato perché rappresenta l’unione d’intenti dei paesi industrializzati nel promuovere infrastrutture in grado di produrre crescita e opportunità sociali. Il gap infrastrutturale presente nel nostro Paese, tra nord e sud, esiste anche in altri Stati, per questo abbiamo cercato di condividere l’importanza delle infrastrutture per migliorare non solo i collegamenti ma anche il benessere delle nostre società”.
Bellissime parole, ineccepibili. Ma possiamo vivere di parole in Sardegna, dopo millenni di isolamento?
Intanto Alitalia, dopo il bando sulla continuità territoriale, si è defilata in ‘buon ordine’. E’ pur vero che, per dirla con un luogo comune, ha altre ‘gatte da pelare’, e non può permettersi di giocare per perdere, ma anche Ryanair ha disertato il bando, e l’aeroporto di Alghero sarà ancora una volta la ‘vittima sacrificale’, delle fughe della compagnia aerea low cost più gettonata d’Europa.
I plichi presentati per il bando sono stati 4, li ha aperti due giorni fa all’assessorato regionale ai Trasporti, in veste di Presidente della Commissione di gara, Antonella Giglio. All’apertura dei plichi erano presenti anche il ‘country manager’ di Blue Air, Mauro Bolla, e un rappresentante del legal dipartiment della compagnia, (quasi nuova sul mercato, in attività dal 2004) con sede a Bucarest.
Blue Air dispone di oltre mille dipendenti, dei quali un centinaio sono in Italia. Flotta molto attiva, ha trasportato circa 3 milioni e mezzo di passeggeri, e il prossimo anno dovrebbe raggiungere obiettivi ancora più importanti in questo ambito. In Italia opera su un unico hub aeroportuale, quello di Torino.
Per Alitalia non ci sono ‘i presupposti per la sostenibilità economica’, dato che il bando sulla continuità territoriale in Sardegna ha presentato notevole discontinuità rispetto alle condizioni esistenti.
La compagnia aerea non ha dunque presentato alcuna offerta. E’ rimasta ‘Blue Air’, compagnia smart flyng con sede a Bucarest, che attualmente segue la tratta di Alghero-Torino, e avanza anche ipotesi sui voli Alghero-Linate e Alghero-Fiumicino.
Mentre Meridiana si è proposta, com’era ovvio, per le tratte Olbia-Milano e Olbia-Roma, già operative fino alla prossima stagione invernale. Per la continuità aerea sono stati resi disponibili 51 milioni di euro per il primo anno, mentre nel periodo che va dal 2017/21, saranno disponibili 205 milioni.
Il bando ha previsto un regime di tariffa unica per 10 mesi l’anno, al costo di 37 euro, per le tratte da e per Roma. Mentre il prezzo dei ticket per Milano dovrebbe essere di dieci euro in più, escluse le tasse.
Per i non residente, nel corso della stagione estiva (luglio e agosto), il costo dei biglietti aumenterà fino a 80 euro, senza considerare le tasse aeroportuali.
In un comunicato, Alitalia, ha dichiarato che la compagnia continuerà ad essere operativa su Cagliari, fino alla scadenza delle condizioni previste nel bando attuale, così come su Alghero.
La Sardegna continua ad essere, strategicamente, meta in positivo, ma per il momento osserverà le iniziative delle autorità politiche, qualora vi fossero ‘cambiamenti’ e proposte interessanti in tempi ragionevoli, il dialogo resterà aperto.
In Sardegna, siamo punto e a capo con gli umori delle grandi compagnie, mancano all’appello le proposte di Ryanair e Alitalia, e non si tratta di assenze di poco conto, la precarietà, il disorientamento, proseguono.
Dopo il G7 Trasporti, inutile negarlo, ci si era illusi, per l’ennesima volta, e non basta all’isola il pendolino super veloce che collegherà Cagliari a Sassari in poco più di due ore, con le tecnologie più avanzate in tema di trasporti su rotaie, occorrono altre garanzie per la continuità territoriale.
Garanzie, non promesse, per investimenti in infrastrutture, sulla riqualificazione ambientale nelle aree sensibili.
In Sardegna l’offerta dei servizi è fondamentale, insieme al potenziamento dell’offerta turistica, che non decolla veramente se continuerà a sussistere il regime di oligopolio delle compagnie di navigazione, fondamentali proprio per soddisfare la domanda di turismo sostenibile, ossia in sintonia con le esigenze delle famiglie a piccolo e medio reddito. Realtà che si è infranta con gli accordi di cartello raggiunti nel 2011, quasi a sorpresa, e biglietti con costi triplicati, che hanno fatto calare a picco la domanda nel settore, del 30/40%. Ma alle compagnie non è importato gran che viaggiare con carichi dimezzati, hanno compensato con i costi esorbitanti dei biglietti, e ben poco  si sono curati della rivolta dei sardi alle condizioni che hanno imposto.
Con queste misure, decise appunto da un manipolo di imprenditori, si è danneggiato fortemente il settore turistico, trainante per l’economia dell’isola. Ma che importanza ha? Le compagnie sfruttano l’isola per i loro interessi, vivono dei suoi porti, ma perseguono solo ragioni di profitto, anche se travolgono le aspettative e i diritti di un intero popolo. Se fosse stato ancora in vigore – si fa per dire, dato che l’isola è esasperata – la ‘Carta de Logu’ di Eleonora d’Arborea, il contenzioso con la Sardegna avrebbe avuto altro esito. Perché, imporre ad una famiglia di turisti, italiana o straniera, 1.500 euro per una traversata nel mese di agosto (160 km di mare), sembra quasi una rapina. Comunque un costo che le famiglie non possono permettersi, e così via la Sardegna!, il turismo è stato dirottato nelle altre regioni del sud. Della Sardegna, chi se ne importa.
E lo Stato italiano dov’era nel 2011, quando vergognosamente, sotto gli occhi di tutti, il potere decideva, ancora una volta, il destino di questa splendida isola, sempre schiava di qualcuno, in balia delle correnti degli interessi altrui? Lo Stato italiano era semplicemente latitante, come lo è sempre stato, anche quando ha preso misure di rigore per combattere i latitanti dell’isola, nella bellissima Barbagia, che già si era rivoltata contro l’invasione Romana nel II secolo A.C., guadagnandosi l’appellativo di ‘Barbaria’ (da qui il toponimo Barbagia).
Perché in Barbagia proliferavano i latitanti fino agli anni ‘80? Perché lo Stato era latitante, esisteva solo una lontana eco, con leggi, imposizioni e pochi diritti, per questo non si riscontrava il senso di appartenenza allo Stato italiano, a causa di questo abbandono il Codice Barbaricino aveva sostituito il Codice Civile e Penale della legislazione italiana nelle regioni interne dell’isola.
Nelle caserme, per intimorire qualcuno, si diceva (fino a pochi decenni fa), come fosse una dannazione: “guarda che ti sbatto in Sardegna!”
Eppure la Sardegna non ha mai meritato d’essere considerata la peggiore delle punizioni, ha solo chiesto maggiore attenzione, continuità territoriale, e a ben poco serve il suo Statuto Speciale, se poi ancora oggi essere isola non è il male peggiore, peggio è l’isolamento, contro il quale la gente di questa terra è ancora in trincea. Se poi proliferano rigurgiti d’indipendentismo, c’è di che riflettere.
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