DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)
La decisione dell’ Unione Europea sembra voler rispondere ad un segno di ripresa del Paese ellenico che dal 2009 è sprofondato in una spaventosa crisi economica e pertanto la Commissione Europea, avendo constatato quel che viene definito un ” miglioramento delle finanze pubbliche greche”, ha fatto sapere per bocca del vice presidente Valdis Dombrovskis che « la nostra decisione di porre fine alla procedura di infrazione per l’eccessivo debito pubblico greco è un ulteriore segnale positivo di stabilità finanziaria e di ripresa economica del Paese ».
Stando alle regole europee, infatti, il deficit pubblico di un Paese non deve mai superare il 3% del PIL, pena pesanti sanzioni.
Un gesto che interviene giusto un mese dopo la sottoscrizione degli accordi intercorsi fra la Grecia ed i suoi creditori (FMI, BCE, UE) e secondo Moscovici, il Commissario europeo agli affari economici, dovrebbe permetterle di far fronte al suo debito colossale che è stato clacolato intorno al 180 % del PIL.
Il 7 luglio, il « MES » (Meccanismo Europeo di Stabilità) aveva annunciato di aver approvato lo sblocco di una terza « tranche » di 8,5 miliardi di euro nel quadro del piano di aiuti alla Grecia. Ma un’ulteriore richiesta di prestito è pervenuta al FMI da parte di Alxis Tzipras per un ammontare di 1,6 miliardi di euro fornendo come « pegno » la limitazione del diritto di sciopero, la liberalizzazione di varie professioni e un tetto ai contratti a tempo determinato nel settore pubblico. Un gesto che rinnega i principi della sua “Syriza” e dei tanti “OKI”che fiorivano ad Atene contro le politiche di strozzinaggio nei confronti del suo Paese. Un gesto che significa “vendo tutto, anche la libertà del mio popolo a manifestare, ma datemi i soldi”. Un gesto la cui meschinità causerà la sua fine sul piano politico e la fine della “sinistra” greca.
Va tuttavia sottolineato che mentre la Grecia precipitava nell’abisso debitorio e nella totale indigenza di ampissime fasce della sua popolazione, la Germania di Angela Merkel e di Wolfgang Schäuble, attraverso acquisti di bond elenici e di crediti sparsi, realizzava un beneficio netto di 1,34 miliardi di euro, come ha ufficialmente dichiarato il portavoce del Ministero delle Finanze tedesco durante un’interrogazione parlamentare da parte di un deputato dei « Verdi ».
Non è certamente una novità per nessuno, altresì, che la Germania abbia realizzato molti guadagni attraverso i prestiti consentiti alla Grecia da parte della banca statale « Kfw » per un ammontare di 393 milioni di euro, allorquando per l’acquisto di titoli di Stato dalla Bce i profitti dal 2015 ad oggi ammontano a ben 952 milioni di euro.
Con le privatizzazioni, poi, in cui si è visto l’operato della tedesca Fraport nell’ acquisire per soli 1,2 miliardi ben 14 aeroporti regionali greci nel 2016 ed il restante realizzato appena poche settimane fa, oltre allo scandalo Siemens relativo alla fornitura allo Stato greco di servizi di comunicazione e security in occasione delle Olimpiadi del 2004 (costate tre volte tanto di quelle inglesi ) ed il redditizio commercio delle armi vendute sull’asse Berlino-Atene che, a seguito delle rivelazioni dell’ex direttore generale della Difesa greca Antonis Kantàs («Avevo ricevuto da Berlino talmente tante tangenti in borsoni sportivi da aver perso il conto» disse ai magistrati), è venuto alla luce l’enorme vaso di Pandora, con anche una presa di posizione ufficiale dell’azienda che ammise (solo in seguito) pagamenti in nero per circa 1,3 miliardi di euro.
Ma il più redditizio dei guadagni la Germania lo ha realizzato nel non aver mai risarcito la Grecia per i danni di guerra : ben 278 miliardi di euro, di cui 10 miliardi per un prestito preteso dalle forze di occupazione nazista, secondo quanto dichiarato lo scorso anno dal vice-ministro delle Finanze, Dimitris Mardas.
Non dimentichiamo, inoltre, che l’invasione e l’occupazione nazista in Grecia, nel 1941, costò la vita a 300 000 persone morte per fame, come risulta da un rapporto della Croce Rossa Internazionale. In quel terribile frangente storico, altresì, la fascista Roma e la nazista Berlino pretesero non solo cifre astronomiche per le spese militari, ma ottennero con la forza e la violenza anche quello che fu definito « un prestito d’occupazione di 3,5 miliardi », convalidato dalla firma del Führer Adolf Hitler che ne certificava il valore legale e che ne disponeva quindi anche il risarcimento.
Da allora, L’Italia ha onorato il suo debito, la Germania, invece, se n’è ben guardata e con supponente « superiorità » continua ad imporre austerità, fiscal compact ed altre regole ben studiate nei « laboratori made in Schäuble » affinché mai si dimentichi il senso storico – filosofico del « mors tua, vita mea ».
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