DI MICHELE ANSELMI

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 Alla Direzione cinema del Mibact, nel palazzone di Santa Croce in Gerusalemme, sono un po’ preoccupati per come stanno andando le cose al Centro sperimentale di cinematografia. L’eco delle grida che hanno infiammato l’ultima riunione del cda, lunedì scorso, sono arrivate fin lì dalla storica sede sulla Tuscolana. Motivo principale del contendere, così trapela dal Mibact, l’assunzione a tempo indeterminato, con consistente trattamento economico, del giornalista e critico Alberto Crespi, chiamato a svolgere “il compito di responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione del Ccs”, come spiegato da un lungo comunicato firmato dal presidente Felice Laudadio. Crespi è stato scelto in una rosa di “10 candidati accuratamente selezionati fra le 81 candidature pervenute”, continua il comunicato ufficiale.
“Devo ringraziare Marcello Foti, Monica Cipriani e Gabriele Antinolfi, i membri della commissione che mi ha scelto; e naturalmente Felice Laudadio, un vecchio amico con il quale torno a lavorare dopo 37 anni!” ha scritto Crespi in un post pubblicato oggi su Facebook, intitolato scherzosamente “Peppe! Ma ti fanno lavorare, sai?”, con riferimento a una battuta del film “I soliti ignoti”.
Intendiamoci: sulla bravura di Crespi, a lungo applaudita firma del quotidiano “l’Unità”, saggista, animatore di “Hollywood Party”, già direttore per tre anni della storica rivista del Csc “Bianco e Nero”, nonché timoniere di festival e rassegne, non ci piove. E tuttavia l’impegnativa/inattesa assunzione, molto caldeggiata da Laudadio e dal direttore generale Foti, ha riattizzato tensioni latenti all’interno del Centro sperimentale, trasformandosi in un autentico “casus belli”, per quanto tenuto sotto silenzio.
Risultato? Due dei consiglieri d’amministrazione, Aldo Grasso e Olga Cuccurullo, il primo critico e saggista nonché firma del “Corriere della Sera”, la seconda in rappresentanza del ministero all’Economia, hanno manifestato l’intenzione di dimettersi dal cda dopo aver votato, con motivazioni diverse, contro la nomina di Crespi. Carlo Verdone, pur essendosi schierato a favore permettendo così l’assunzione per un voto, avrebbe espresso in più di un’occasione motivi di forte disagio. Quanto a Giancarlo Giannini, da poco chiamato a sostituire il dimissionario Nicola Giuliano su suggerimento di Laudadio, non si può dire, a parere di osservatori interni ed esterni, che il suo ruolo di consigliere sia particolarmente cruciale.
Come si diceva, durante la riunione di lunedì sono volati insulti assai coloriti, in particolare lo scontro tra Laudadio e Grasso ha rasentato la rissa, in un crescendo di rimproveri e contumelie, sotto lo sguardo allibito degli altri sette presenti /tra i quali Foti e i tre revisori dei conti). Naturalmente lo scontro al vetriolo non ha riguardato solo l’assunzione di Crespi, considerata in buona misura non necessaria dai due consiglieri contrari, sia per ragioni di sostanza sia per ragioni di risparmio.
Come finirà la tenzone? Alle prese con i decreti attuativi della nuova legge per il cinema voluta da Dario Franceschini, il capo della Direzione cinema, Nicola Borrelli, osserva per ora da lontano, ma ben informato, quanto sta accadendo al Centro. La situazione si profila destabilizzante, anche se nessuno ha interesse ad andare allo scontro finale vista la situazione finanziariamente complessa che sta vivendo il Csc a causa dei ritardi ministeriali.
Fortemente sostenuto dal ministro, Laudadio è uomo intraprendente, esperto, vulcanico, anche fumantino, ma di sicuro rispettato e stimato nell’ambiente del cinema. Il che vale anche per Stefano Rulli, sceneggiatore di nome ed ex presidente del Csc. Non a caso, gli autori avrebbero voluto una sua riconferma alla testa della prestigiosa scuola, invece Franceschini decise altrimenti.
L’angolo di Michele Anselmi / Scritto per Cinemonitor
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