DI GIORGIO SANTELLI

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 Sui vaccini non voglio intervenire sulla base scientifica. Non ne sono in grado. Ma dal punto di vista politico mi sento di dire qualcosa. Se lo Stato o meglio la Repubblica, deve difendere la salute, così come previsto dalla Costituzione, e se si ritiene necessario aumentare la copertura vaccinale, non penso che si dovrebbe porre la questione anagrafica come distinguo. Se si ritiene che le 12 vaccinazioni sono importanti, perché poi si passa a 10 o comunque perché alcuni 12 ed altri 10. Se si definisce che l’ambito scolastico sia quello da proteggere sino ai 16 anni e se la campagna di vaccinazione la si fa innanzitutto per proteggere i ragazzini più deboli che per motivo diversi non possono essere vaccinati, perché non vi è l’obbligo per legge – visto che é stato bocciato – per il personale docente e non docente? O per il personale socio sanitario visto che si potrebbe trovare – come accaduto – ad essere infetto e trasmettere la malattia a individui immunodepressi. Se la campagna di vaccinazione si ritiene necessaria per la salute pubblica, come si fa solo ad immaginare che chi non la fa possa risolvere la vuolazione pagando una multa? Quest’ultima la dico meglio. Se un bambino non vaccinato è pericoloso per la comunità e comunque i suoi genitori non lo vaccinano pagando tremila euro di multa, non è che stiamo svendendo la salute degli altri per due spicci? Ci vedo parecchia incoerenza tra gli obiettivi da raggiungere e i risultati ottenibili. Su questo vorrei delle risposte dalla politica. Sulle altre dal mondo scientifico. Tutto il mondo scientifico.

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