DI EMILIO RADICE
Che vi devo dire…a me tutta questa storia sulla “spiaggia fascista” di Chioggia mi lascia perplesso. Ora il gestore è stato anche indagato… Non so… Oggi tornavo a casa da Roma percorrendo la via Maremmana II e, qualche chilometro prima dell’incrocio per svoltare verso Gallicano, c’erano due giovanissime prostitute africane, a bordo strada, completamente nude che, piegandosi in avanti, agitavano il sedere per fare meglio vedere la loro “offerta” agli automobilisti di passaggio. Le avevo già notate altre volte. Eppure non succede nulla. Nulla accade più anche in tante altre circostanze. Proprio stamane, ad esempio, parlando con un sacerdote, ho scoperto che in una chiesa romana è stato eliminato il registro in cui i fedeli potevano lasciare i loro grazie e i loro pensieri rivolti a Dio. Perché toglierlo? “Perché ormai le pagine si riempivano di insulti e disegni sconci”. Che peccato. Io che religioso non sono e che non ho battezzato i miei figli leggevo volentieri, quando capitava, quelle pagine di dialogo con il sacro, spesso cariche di preoccupazioni comuni: il figlio che si droga, la solitudine, la perdita del lavoro. Il libro si è chiuso dopo decenni.Per me è stato un dolore oltre che un bruttissimo segno dei tempi che stiamo vivendo. Mentre tutto questo gran vocìo sulla spiaggia fascista… no, non mi convince. Anzi sento che l’indignazione ha il ritmo del coro, gli interventi polizieschi quello della zelante doverosità, i resoconti giornalistici quello dell’appartenenza. Appartenenza a che cosa? A una seriosità che non è sinonimo di serietà e nemmeno di serenità, a un savonarolismo di cui diffido, a un richiamo di eia eia alalà di sinistra insincera. Che vi devo dire? Credo che assieme all’ozono si stia aprendo nell’aria un altro buco molto più preoccupante, quello dell’ironia, del buon senso, della tolleranza. Della capacità di dare il giusto peso alle cose. E anche di sorridere a volte. Mi spiace, io che sono ateo, sentire certi tipi di messe. Sono bigotte. Come è stato bigotto, pochi giorni fa, che sul sito online di Repubblica non fosse dato il minimo risalto alle donne che sventolavano i reggiseni al concerto di Vasco Rossi. Più realisti del re, più severi del severo censore, meno giornalisti di un fanatico predicatore. E guai a chi sorride.
Ps. Gli zeloti diranno: allora cosa si doveva fare con la spiaggia? fare continuare quell’esibizionismo fascista? No, no, non è questo il punto. Credo, piuttosto, che il fascismo sia ben altro. Il resto è roba da polizia municipale
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