DI ANGELO DI NATALE

Ugo De Siervo, politicamente cresciuto con Giorgio La Pira e allievo di Paolo Barile, nella vita è stato solo un giurista: ordinario di diritto costituzionale all’Università di Firenze, membro e, negli ultimi mesi di mandato, presidente della Corte Costituzionale.
L’essere padre di Lucia – amica di vecchia data, nonché storica collaboratrice di Matteo Renzi fin dagli esordi e poi suo capo di gabinetto a palazzo Vecchio – e di Luigi, ex dirigente Rai, del quale il gossip accreditava posizioni da “Leopolda”, ha indotto qualcuno ad accostarlo per qualche tempo all’attuale segretario del Pd. Qualcuno che però non lo conosceva. E a chiarire l’equivoco ha provveduto il dibattito sulla riforma costituzionale che il presidente emerito della Consulta ha bocciato senza appello.
Oggi le sue parole sono tenute in grande considerazione anche sul tema della legge elettorale, ferita aperta nell’ordinamento democratico della Repubblica. E infatti De Siervo si dice molto preoccupato perché la situazione di un paese che non ha e non riesce a darsi un sistema elettorale funzionale e coerente non può lasciare tranquilli i cittadini.
Oggi è in vigore ciò che rimane, dopo i tagli apportati dalla Corte Costituzionale, delle ultime due leggi “partorite” dal parlamento italiano, una delle quali mai applicata: il cosiddetto “Italicum” alla Camera, mentre per il Senato vige il “Porcellum” depurato del premio di maggioranza e con preferenza (unica, senza vincolo di genere) in luogo delle liste bloccate.
Poiché tra otto, nove mesi, inevitabilmente si dovrà votare, il problema si pone. Riuscirà il Parlamento a dotarsi di una normativa armonica ed equilibrata o bisognerà cavarsela con i cocci delle due pessime leggi fatte a pezzi dalla Consulta?
<<Rinuncio – risponde ad Alganews De Siervo – a immaginare esiti perché la fantasia delle forze politiche è notevole. Sul piano istituzionale però bisogna prendere atto che con i due sistemi usciti dalle due sentenze della Corte costituzionale non è possibile realisticamente andare a votare, se non al prezzo di grandi rischi perché qualcuno potrebbe piantare una grossa grana di costituzionalità per qualche difetto e perché potremmo avere risultati profondamente disomogenei>>.
– Quali sono le criticità più gravi e rischiose?
<<Le criticità più gravi sono le diversità profonde tra i due sistemi elettorali perché alla Camera abbiamo un sistema elettorale proporzionale con possibilità di premio di maggioranza, mentre al Senato abbiamo un sistema vagamente proporzionale ma con residui strani del cosiddetto “Porcellum”, la mancanza di disciplina di uguaglianza del voto di genere, la scorretta formazione dei collegi elettorali. C’è quindi il rischio che ci siano esiti politici molto diversi, il che vuol dire che il nuovo governo dovrebbe avere la fiducia dell’una camera e dell’altra ma, con maggioranze notevolmente diverse ciò significherebbe che il governo avrebbe bisogno non del 50% dei voti + 1 del parlamento, ma del 60-65% e questo in un paese abbastanza diviso crea dei grossi problemi politici, al di là dei problemi giuridici perché ormai si è affermata la linea che la Corte costituzionale può intervenire immediatamente e rapidamente sulle leggi elettorali, ma se le leggi elettorali sono malfatte, i rischi sono grossi>>.
– Quale la legge peggiore tra “Porcellum” con la quale sono stati eletti tre parlamenti, “Italicum” mai applicata e il “similtedesco” nato in commissione e affondato al suo arrivo in aula?
<<E’ una gara dura….. Direi comunque che il migliore o il “meno peggiore” era il cosiddetto “similtedesco”, ma anche questo pieno di difetti seri. In proposito va rivolta una raccomandazione al nostro parlamento. Quando mette mano alle leggi elettorali stia estremamente attento alla qualità delle leggi che pone in essere perché al di là di modifiche volutamente di parte, poi ci sono modifiche profondamente sbagliate e allora bisogna evitare quanto meno tutti i rischi di ordine tecnico-giuridico. L’esempio più grosso nel sistema “similtedesco” era che la definizione dei collegi uninominali, quindi i collegi attraverso i quali si sarebbe dovuto eleggere oltre un terzo dei parlamentari italiani, era affidato a una zonizzazione assolutamente fuori dal tempo perché fatta 25 anni fa, e ciò poneva le premesse per un giudizio radicalmente negativo della Corte costituzionale sul nuovo parlamento>>.
– E’ realistico tentare di ripartire da questo testo, ma con le tante correzioni necessarie?
<<Sarebbe realistico se ci fosse una presa di consapevolezza seria da parte delle forze politiche fondamentali. Non è un testo irriformabile ma un testo che avrebbe bisogno di essere notevolmente riformato>>.
Quando poniamo queste domande, De Siervo ha appena ascoltato tutti gli interventi dei vari esponenti di centrosinistra radunati da Gianni Cuperlo in un incontro alla Camera aperto proprio da una sua relazione per tentare di verificare le possibilità di un sussulto del Parlamento prima della resa definitiva. Ovvio quindi chiedersi se proprio le parole pronunciate dai vari parlamentari avessero ridotto o elevato le previsioni di successo di un tale tentativo. In proposito De Siervo confessa disarmato…
<<Ricavo qualche timore in più che il sistema politico italiano si sia annodato su se stesso. Io spero però che partiti e forze politiche prendano atto che la situazione è troppo grave perché possano continuare a guardare il proprio ombelico>>.

 

Annunci