DI FABIO BALDASSARRI
A me piacerebbe che la sinistra riformista (quella di provenienza socialista, comunista, cattolica, laica e liberale che si incontrò nella lotta antifascista) si trovasse d’accordo, se non per appartenere a un solo partito, almeno per un’ipotesi di governo ampia e condivisibile. Sono tra coloro cui non dispiacque l’Ulivo e neppure il tentativo della fusione (a freddo, ahinoi) tra Ds e Margherita nel Pd. Tali esperienze, però, ebbero il loro apice (più la prima della seconda) nel passato, e adesso non possono riproporsi allo stesso modo e neppure è possibile ignorare la responsabilità di chi ne fu e/o ne è, in questo momento, a capo: nel bene e nel male.
Ma che l’ultimo arrivato, quel giovin signore che pretendeva di cambiare la Costituzione col consenso di Verdini, di ridurre i diritti dei lavoratori col jobs act, e ad ogni elezione deve fare i conti con elettori che non vanno a votare Pd o non votano più per nessuno; lo stesso che dopo aver riaperto e chiuso l’Unità in un batter d’occhio ha predisposto un’altra campagna elettorale portando in giro l’egocentrico volumetto intitolato Avanti e, nel mezzo, ci ha pure messo una testata on line denominata (sai che originalità!) Democratica; che costui sia più incline a chiacchere e a operazioni di maquillage anzichè a delineare un progetto politico anche marginalmente riconoscibile come di sinistra, mi sembra un fatto.
Sia chiaro: non provo odio nei suoi confronti (in politica, se c’è democrazia, non si dovrebbe mai considerare chi ti è avversario un irriducibile nemico), ma un po’ di pena francamente la provo. Provo pena per il suddetto giovin signore (anche se a dire il vero non mi sembra più tanto giovane e nemmeno tanto signore) che volendo proporsi come  statista si colloca di fronte ai problemi del Paese, dell’Europa e del Mondo con leggerezza e, devo dire, la provo anche per gli italiani che ogni giorno sono costretti ad ascoltarne le autocelebrative perorazioni pur consapevoli di vivere (vedi gli ultimi dati Istat), dopo i tre anni del suo fantasmagorico governo, in numeri rilevanti tra l’insicurezza e l’indigenza.
E consentitemi di dire che la provo un po’ anche per noi che veniamo da una lunga, complessa e difficile storia, ma che a costui siamo stati capaci di trasmettere ben poco e, di certo, non siamo riusciti a fargli capire come avrebbe dovuto e potuto raccogliere almeno il meglio della nostra esperienza per rendere il Pd – con cui scelse di appartenere  alla “grande e antica famiglia” del socialismo europeo – più aderente alla realtà in cui viviamo con tutte le problematiche che dalle parti della “grande e antica famiglia” sono annesse, connesse e non del tutto risolte. Sembra ci stia riuscendo, invece, e nonostante la Brexit, il vecchio Corbyn del Labour Party con la sua amplissima platea di consensi giovanili.
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