DI- STEFANO ALGERINI
C’è questa foto di Montella che stringe la mano a Mister Li appena arrivato in Cina con il suo Milan per una tournee estiva. La postura è vagamente fantozziana, con la schiena avanzata verso il megadirettore galattico, però lo sguardo è quello di un soriano che si sia appena pappato un paio di grossi topolini: se ci fosse il sonoro probabilmente si sentirebbero le fusa. E come dargli torto, ogni altro allenatore del globo terracqueo vorrebbe essere al suo posto in questo momento. La campagna acquisti rossonera procede con la forza di un fiume in piena: un fiume di denaro.
Che la nuova proprietà cinese avesse idee bellicose si poteva immaginare: insomma, non ti carichi un cumulo di debiti come aveva la società di Berlusconi al momento della trattativa (220 milioni secondo le stime più accreditate, è bene ricordarlo) se non si ha l’intenzione di tornare di corsa in Champions. Però questa prima tranche di mercato è stata addirittura clamorosa: Musacchio, Rodriguez, Calhanoglu, Kessié, Conti, Borini, Silva, senza contare la conferma a peso d’oro di Donnarumma (circa 66.000 euro al kg, quando è in forma, altro che tartufo bianco…). Ed ieri l’ennesima bordata: dalla Lazio Biglia e, soprattutto, dalla Juventus clamorosamente Bonucci.
D’accordo, è noto che i rapporti tra il difensore centrale della nazionale ed Allegri nell’ultimo periodo fossero simili a quelli che intercorrono tra le due Coree, e quindi un’uscita fosse nell’ordine delle cose. Però si parla sempre di un’operazione di quelle pesanti, roba che in genere richiede contatti di settimane per limare, aggiustare, e rendere digeribile la notizia. Invece questa nuova dirigenza rossonera si presenta a “bonifico spianato”, prende ciò che vuole, e procede verso nuove e sfolgoranti acquisizioni. E meno male che si era detto che il governo cinese aveva messo un freno agli investimenti folli all’estero.
Peraltro è vero che la provenienza reale del cash per tutta questa sarabanda di acquisti resta sempre abbastanza nebulosa. E senza volere adombrare scenari apocalittici una cosa sembra certa: l’ingresso in Champions alla fine del prossimo campionato sarà, per la dirigenza rossonera, questione di vita o di morte. Senza quella boccata d’ossigeno la respirazione del gigante meneghino-orientale risulterebbe praticamente impossibile.
E quindi caro aeroplanino giusto che tu sorrida sornione, però nei prossimi mesi si parrà la tua nobilitate. Insomma, diciamoci la verità: Roma “da neonato”, poi Catania, Fiorentina, Sampdoria, e un anno di Milan ci hanno consegnato un allenatore sicuramente bravo, orgoglioso, intelligente, e non tanto disposto a farsi mettere i piedi in testa dalle varie dirigenze. Però si trattava di situazioni in generale, per motivi diversi, abbastanza “morbide”. Adesso non si scherza più, siamo quasi in un’atmosfera tipo “Banda dei Quattro”: la dirigenza cinese si gioca molto più che un semplice risultato sportivo. Dunque una responsabilità grossa, molto grossa, per il “ragazzo” di Pomigliano d’Arco, stavolta ci si balocca poco. E non saranno sufficienti gli inchini, neanche a novanta gradi.

 

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