DI CHIARA FARIGU

E’ un vero bollettino di guerra quello che quotidianamente ci viene fornito sulla situazione incendi che sta devastando il Sud della penisola. E’ tutto il Mezzogiorno in fiamme: Sicilia, Calabria, Puglia e Campania in testa e la Sardegna, Regione da sempre terra di fuochi, non poteva mancare all’appello. Proprio ieri intorno alle 17,30 un gigantesco rogo si è sviluppato tra i Comuni di San Teodoro e Budoni, mete turistiche tra le più belle e affollate dell’isola. Oltre 1500 persone sono state costrette a evacuare a causa dell’avvicinarsi delle fiamme alle abitazioni e alle strutture alberghiere. Una notte di paura e di super lavoro per i VV.FF. e i tanti volontari per domare, a terra, quelle fiamme alimentate dalla forza del vento, mentre elicotteri ed un Canader, dall’alto lanciavano bombe d’acqua. La situazione è in via di miglioramento ma il bollino rosso, diramato dalla protezione Civile, rimane attivo per tutta la giornata odierna in quasi tutta la costa orientale e nel sud dell’isola.

Abbiamo perso il conto delle migliaia di ettari di bosco andati in fumo e dei conseguenti danni, incalcolabili, alla flora e alla fauna delle zone interessate.
E si contano i primi morti, in Calabria, due pensionati. Entrambi deceduti a causa delle esalazioni di ossido di carbonio sprigionate dalle nuvole di fumo dei roghi giunte nelle vicinanze dei poderi agricoli. Fa rabbia tutto questo. Fa maledettamente rabbia. Perché è un terribile dejà vu che si ripete puntualmente ogni anno con l’arrivo della bella stagione. E puntualmente ci coglie impreparati e inadeguati a intervenire. Per i soliti motivi: mancanza di mezzi e risorse, carenza di personale, mancanza di un piano di prevenzione. Mentre i roghi, di anno in anno, si fanno più numerosi e più violenti. Quasi a voler sfidare l’incapacità di chi deve fronteggiarli visto che nulla si fa per evitarli. Quest’anno, e siamo appena agli inizi della stagione estiva, si stanno battendo tutti i record sia per numeri di incendi e sia per gli interventi della flotta dello Stato: 769, rispetto ai 722 del 2012, altro anno infernale per i roghi appiccati.

Certo la siccità ne ha favorito la recrudescenza. Ma da sola non basta. Inutile puntare il dito contro. Così com’è inutile prendersela con qualche anonimo piromane che agisce per rancore verso qualcuno. O il pastore che appicca il fuoco per avere poi terreni più fertili per il pascolo. Casi isolati, sempre esistiti. Così come l’autocombustione dovuta a qualche scintilla provocata dalle marmitte delle macchine o da qualche cicca di sigaretta buttata distrattamente dal fumatore di turno. Casi isolati, sempre esistiti. Che tuttavia non hanno mai richiesto tanto dispiegamento di forze e di mezzi. Oggi si è andati oltre. Si è superato il confine. Non è questione di singolo che agisce in nome di chissà che. Ad appiccare il fuoco sono bande organizzate. E’ la criminalità organizzata che da anni trae il suo business dalle fiamme. Quella cenere vale oro. Come i rifiuti tossici, gli appalti edilizi per riciclare il denaro, gli appalti delle mense scolastiche e chi più ne ha più ne metta.

E questo nonostante viga “la disciplina vincolistica delle terre percorse da fuoco” (L. n° 353 del 21 novembre 2000) che ne vietano la costruzione per un periodo di 15 anni. Probabilmente molto pochi. Anzi sicuramente pochi. Perché 15 anni passano in fretta e quei terreni non più boschivi si preparano a diventare nuove miniere d’oro in mano alla criminalità. Difficile uscirne se non legifera seriamente e drasticamente in merito. Difficile impedire che l’estate successiva non si ripeta con maggior intensità e frequenza quanto successo l’anno prima e gli altri ancora se non si provvede alla pulizia del sottobosco facilmente infiammabile. Difficile riuscire ad intervenire efficacemente se si taglia il personale addetto o si accorpano i ministeri sempre in nome del dio risparmio o si destinano risorse per marchette elettorali anziché per acquistare elicotteri pronti ad intervenire via cielo per supportare il lavoro a terra dei VV.FF.

Le polemiche su questi ultimi punti si sprecano. Sono molte le Regioni che non possiedono una propria flotta per lo spegnimento dei roghi e deve ricorrere all’intervento della flotta dello Stato. Un’emergenza nell’emergenza. Ma a pagarne le conseguenze i soliti noti, i cittadini.
Che molto presto, con l’arrivo della stagione autunnale, dovranno fare i conti con un’altra emergenza, altrettanto prevedibile e scontata, quella delle alluvioni.

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