DI LOREDANA LIPPERINI
https://alganews.wordpress.com/
«Erano i tempi in cui una tribù selezionata, numerosa e alcolica di romanzieri, poeti e critici letterari praticava un’ allegra transumanza culturale dal Nord al Sud del paese, parlando sia nei teleclub dei villaggi remoti come nelle aule magne con marmi e lampadari delle province più opulente, e lasciando dietro di sé una leggenda, non troppo gloriosa, di minibar saccheggiati e ardenti poetesse di provincia ipnotizzate». Il paese si chiama Pozanco. Chi lo ha ideato si chiama Antonio Muñoz Molina. Il libro è “Niente dell’altro mondo”. Dunque, in quel paese di nome Pozanco, dove tutto odora di muffa, uno scrittore arriva a tenere una conferenza. Vede fra il pubblico amici e antichi amori. Sono morti. Sono fantasmi. E se non fugge diventerà come loro.
Ora, care e cari, ci sono momenti in cui la nostra piccola società letteraria sembra Pozanco. Con tutte le antiche maschere. I fingitori. Quelli che si dicono onesti e onesti non sono. Gli opportunisti. I rancorosi. Gli ambiziosi un po’ meschini, che più che al proprio talento pensano a sabotare quello degli altri. Da Pozanco si deve fuggire, pena trasformarsi in fantasma. Oppure si può scegliere di trasformarsi in fantasma, certo, e di illudersi di essere vivi, pur essendo un’ombra. Il mondo è andato avanti, e anche nel mondo delle lettere si pecca di sfiducia e si vive di inganni: dovrebbero parlare i libri, perché i libri sanno parlare a chi li ascolta, e rivelare l’onestà o la disonestà. Anche se il mondo è cambiato, fidatevi dei libri e non troppo di chi li scrive, e sui social dichiara onestà. I libri parlano. Gli scrittori, spesso, mentono. Volendo: abracadabra.

Annunci