DI CHIARA FARIGU

E’ una ragazza come tante Manuela. E’ giovane, carina, innamorata. Una vita spensierata, fatta di sogni e di aspettative. Ha tutto un futuro da pianificare e vivere. E c’è un’estate intera per divertirsi, ascoltare musica, fare lunghe passeggiata in riva al mare. Con gli amici e con Riccardo, il suo ragazzo storico.
Poi quella scarumuccia, come spesso capita. Si litiga ma poi si fa pace. Ma stavolta no. Si aggiungono parole a parole, qualcuna è di troppo. Si va sul pesante, qualche strattone, forse un manrovescio e in un attimo Manuela, in men che non si dica, cade a terra. Un brutto colpo. Non si muove, non respira. O almeno sembra. Ma i sensi di colpa fanno vedere nero, buio pesto. E con la vista annebbiata, in preda al rimorso per non essersi morso la lingua e quella mano, Riccardo, credendola morta, non ci pensa  due volte, una rincorsa e giù dal calvalcavia, nei pressi dello stadio Sant’Elia.
Manuela è in coma, al Brotzu di Cagliari, tra la vita e la morte.
E’ bastato un (banale?) litigio per mettere fine ai quei sogni. Una parola di troppo, quella che non si dovrebbe pronunciare mai.
“Forza Manuela, non mollare, siamo tutti con te”, la incitano, come possono, gli amici, ancora sotto choc per quanto è avvenuto.
Una parola di troppo,  sfociato in violento litigio culminato in tragedia. Due vite spezzate

 

Annunci