DI CLAUDIA PEPE
Si chiama Valerio Catoia, ha 17 anni ed è nato a Latina. Mercoledì mattina, verso le nove, stava facendo il bagno sulla spiaggia di Sabaudia insieme al papà e alla sorella. Valerio è uno sportivo, nuota da quando aveva tre anni, e come dice il suo allenatore al Corriere della Sera, con la polisportiva Hyperion, fa attività sportiva nella FISDIR (Federazione Italiana sport paraolimpici degli intellettivo relazionale). “Ha iniziato da quando aveva 11 anni a fare le prime gare ed ha sempre riportato un ottimo piazzamento a livello regionale e nazionale. E proprio questa polisportiva è stata la prima a sperimentare l’attività di salvamento, che ha poi preso piede a livello nazionale.” Valerio stava facendo il bagno, il mare non era calmo, c’era bandiera rossa, per cui chi si accingeva ad entrare in acqua doveva essere per forza un esperto e, soprattutto, essere molto vigile nel non allontanarsi troppo dalla riva. Insomma chi faceva il bagno quel mercoledì mattina, doveva essere un esperto nuotatore come Valerio. Valerio quella mattina ha notato due bambine che si erano allontanate troppo dalla riva e avevano incominciato a gridare aiuto. È molto difficile in quei frangenti capire se due bambine urlano per la paura, oppure per il divertimento delle onde che ti travolgono, facendoti riemergere con uno strepito di emozione. Ma Valerio, non si è fatto trarre in inganno. Ha capito subito che c’era qualcosa che non andava, e senza pensarci un attimo, ha messo in pratica tutto quello che aveva imparato durante tutti questi anni di attività. Una, due, parecchie bracciate vigorose e Valerio nonostante le onde si facessero sempre più serie e minacciose, è riuscito a raggiungere una delle bambine, a prenderla per le spalle e a portarla verso la riva. Valerio ha 17 anni e non ha avuto paura. Con tutta la sua forza, la sua volontà e la sua audacia, si è ricordato di tutto quello che aveva imparato. Ha tenuto la testa della bambina fuori dall’acqua e non ha temuto nessuno. Non ha pensato che fosse in pericolo anche lui, non ha pensato che bastava un’onda più forte per far cader entrambi in una spirale diabolica. No, lui non ha pensato a questo. Lui non ha pensato alla sua vita, ma alla vita stessa. E in quel caso non era un corso fatto con manichini, ma nelle sue mani stringeva una vita umana. Una bambina che non fosse stato per lui, forse oggi, non potrebbe stringere il suo eroe. Le due sorelline, poi sono state soccorse dai bagnini che nel frattempo si sono dati da fare per aiutare Valerio nel compiere la sua impresa. Valerio è un eroe che ha qualcosa in più di noi. Si, dimenticavo di dire che Valerio ha un cromosoma in più, è un ragazzo che soffre della Sindrome di Down, detta anche trisomia 21. Un ragazzo che ha offerto alle persone che si fanno sberleffo della disabilità una lezione di vita e di civiltà. Una lezione che a noi “normali”, dovrebbe rimanere impressa. E non solo perché ha salvato una vita, ma anche perché ci fa capire che non c’è nulla che non possa essere superato con la volontà, con la determinazione e con l’impegno. Noi insegnanti che li viviamo ogni giorno, lo sappiamo che siete fonte di energia e amore, ma le persone che pensano di essere” normali”, non conoscono il vostro cuore, la vostra gioia di vivere, il vostro entusiasmo. Se per un attimo riuscissimo ad entrare nel vostro mondo, forse capiremo la realtà della vita, la sostanza di cui nutrirci, l’anima della vita. E dietro tanto amore, c’è sempre una famiglia che ha saputo costruire, innalzare ed erigere, un uomo che ha molto più di noi. Coelho
diceva: “Il vero io è quello che tu sei, non quello che hanno fatto di te.” Un cromosoma in più non ha rovinato la tua vita Valerio, la ha solo fatta brillare di più. Come una stella in mezzo al mare.
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