DI CLAUDIA PEPE
Ci sono degli insegnanti in questo momento, che si sono impegnati in questi nove mesi di Scuola con tutta la loro professionalità e che non ricevono stipendio da aprile. Sono insegnanti precari che probabilmente hanno dovuto lasciare la loro terra, la loro famiglia e le loro case. I precari hanno questa vita: aspettano una telefonata e, quando finalmente arriva, da una parte si è felice, dall’altra si sa che dovrai affrontare una vita in salita. Lasciare quello che è la tua realtà, per non perdere i famosi 12 punti per la scalata all’interno delle graduatorie. Perché non è vero che la legge 107 ha messo tutti in ruolo. No, ci sono ancora graduatorie piene di professori, che pur abilitati, vincitori di concorso, idonei per l’insegnamento, sono ancora licenziati a giugno e probabilmente, riassunti a settembre, ottobre, novembre. Dopo le loro proteste per il mancato pagamento più che legittimo, gli è stato risposto: “Il sistema NoiPa potrà iniziare la lavorazione per liquidare la mensilità soltanto quando il contratto passerà nello stato di ‘Autorizzato pagamento’, il che avverrà quando il sistema della Ragioneria Generale dopo aver verificato l’effettiva presenza dei fondi autorizzerà il pagamento. Presumibilmente il passaggio da ‘Autorizzato scuola’ ad ‘Autorizzato pagamento’ non è ancora avvenuto per mancanza di copertura dei fondi da parte del Miur sul capitolo di bilancio”.
Stiamo parlando di quasi 30mila persone, stiamo parlando di Professori che costruiscono ogni giorno la Scuola pubblica, persone che se non hanno un aiuto economico da parte della famiglia, non potrebbero vivere. E proprio loro, i più deboli in questo sistema scolastico, sono costretti a combattere per quello che è loro. Uno stipendio che non fa ricco nessuno, ma almeno ti fa sopravvivere. Mentre la Ministra Fedeli parla di raddoppiare gli stipendi in un’utopia che sa molto di demagogia, degli insegnanti stanno elemosinando il loro stipendio. Questa è la nostra fantastica Italia, dove quando chiami per aver spiegazioni, si rimpallano la risposta da un ufficio all’altro, e magari anche scortesemente. Molti contratti sono sospesi con la dicitura “sospeso per verifica fondi”, e questa è un altro schiaffo che si dà alla professione insegnante. Perché il Ministero della Pubblica Istruzione sa dall’inizio dell’anno che tante cattedre rimarranno scoperte, e senza i supplenti, che lasciano tutto per andare a creare le basi di un’indipendenza culturale, la consapevolezza, la coscienza a migliaia di studenti, la Scuola non potrebbe esistere. A rassicurare i precari ci pensa il Miur: “I fondi per le supplenze ci sono, nessuna mancanza di copertura sui capitoli di bilancio del Miur. I ritardi relativi al pagamento dello stipendio di maggio e giugno dipendono da un problema procedurale in via di risoluzione. I pagamenti saranno effettuati infatti entro il 20 luglio”. Ma fino al 20 luglio, come faranno questi insegnanti a sopravvivere? Come si fa a trattare così persone che nonostante tutto, hanno accettato gli enormi problemi di un apparato malfunzionante? Il ritardo nel pagamento degli stipendi, più che clamoroso è vergognoso, segno anche dello sfascio in cui è stata ridotta la scuola, per colpe gravissime, e attenti bene, non solo dai politici ma anche dai sindacati. Un Paese che non investe in una scuola di qualità è destinato ad un declino, non solo economico, ma anche educativo, etico, democratico, sociale e politico. Mi chiedo:” E se questo equivoco fosse successo in qualsiasi altro comparto che non sia stata la scuola? Cosa sarebbe successo? Pensiamo a lavoratori che invadono piazze, manifestano e denunciano. Anche noi scendiamo in piazza, ma al contrario di altri lavoratori veniamo presi a manganellate, oppure beffati da giornalisti che ci deridono: “Ma perché la polizia non riempie di botte sti insegnanti e libera il centro storico di Roma?”, oppure:” Mi chiedo come possano fare i bagagli e traslocare se passano il tempo qui su twitter a insultarmi (parlo delle capre deportate)”, e ancora:” Se gli insegnanti del Sud che urlano in tv conoscessero l’italiano, almeno capiremmo che vogliono”. Ma lo sanno che noi davanti a tutte le offese, a tutte gli inqualificabili commenti, noi prima reagiamo, e poi ci prepariamo la cartella per andare dai nostri allievi. Lo sanno che abbassiamo sempre la testa, così abituati ad essere responsabili di tutti i mali del mondo. Compreso quello di amare il nostro lavoro, nonostante loro. Ma ora, dobbiamo avere la responsabilità civile ed etica di alzare la testa per salvare il Paese dal degrado culturale ed intellettuale che si è impadronito di chi ci vorrebbe pecore. Lincoln diceva:” È difficile far sentire avvilito un uomo quand’egli sente di essere degno di sé stesso.” Lo Stato deve dare lo stipendio a chi rappresenta uno degli ultimi baluardi di una società libera. Perché non c’è orgoglio più grande dell’orgoglio di chi sa di “essere”, e non di apparire.
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