DI ROBERTO SCHENA
 Lo strangolamento imposto da Berlino.
Dall’inizio nel 2009, la Germania ha incassato dalla crisi greca la bellezza di 1,34 miliardi di euro in profitti.
 I soldi, di cui tra l’altro lo stato tedesco non aveva un particolare bisogno, sono finiti nelle casse della Bundesbank, la banca centrale tedesca. E non solo lì.
La Germania ha guadagnato da schifo, ha scritto il quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung. Tutti questi profitti li ha conseguiti grazie agli interessi dei prestiti ad Atene.
Fra il 2010 e il 2012, il programma di riacquisto di titoli ellenici da parte delle banche centrali della zona euro ha fatto registrare alla Bundesbank profitti per 952 milioni di euro. Un bel gruzzoletto.
La banca di sviluppo tedesca Kfw (Kreditanstalt fur Wiederaufbau) ha incassato 393 milioni di euro sui prestiti di 15,2 miliardi alla Grecia nel 2010. Kreditanstalt fur Wiederaufbau significa Istituto di Credito per la Ricostruzione, una banca tedesca nata nel 1948 per volere degli Stati Uniti d’America al fine di amministrare i fondi del Piano Marshall. Generosità che la Germania non è disposta a ricambiare. L’attivo dell’istituto ha sfiorato lo scorso anno i 500 miliardi di euro, più del doppio che all’inizio del decennio passato.
E non basta, il bello deve ancora venire.
Il bilancio tedesco ha registrato, sotto l’attenta regìa del ministro conservatore e artefice dell’austerità nell’eurozona, Wolfgang Schaeuble, un surplus di 6,2 miliardi di euro nel 2016.
Interessi a usura
I numeri sono emersi solo grazie a un’interrogazione parlamentare presentata dai  Verdi al ministero delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. Quest’ultimo è notoriamente il più rigido nel ridurre la Grecia alla misera. I Verdi hanno sottolineato che i profitti ricavati dalla crisi greca hanno aiutato a raggiungere gli interessi da usura sul debito greco.

 

La Bce dal canto suo ha incassato più di 1,1 miliardi di euro nel 2016 in interessi su un ammontare di 20 miliardi di bond greci acquistati sul mercato secondario da banche soprattutto francesi, olandesi e tedesche. Dal 2015 la sola Germania ha raccolto 952 milioni di euro come profitti.
Quest’anno i profitti della Bce sul prestito alla Grecia ammonteranno a 901 milioni di euro, quando verranno ancora distribuiti ai 19 stati dell’eurozona.
Questi profitti gli stati europei avrebbero dovuto girarli già dal 2015 alla Grecia per alleggerire la sua posizione. Non è avvenuto per un irrigidimento della Troika, della Germania in particolare, come ripicca al referendum antitroika promosso da Tsipras.
A cominciare dal Fmi, nessuno crede davvero che la Grecia sarà mai in grado di uscir fuori dai 300 miliardi di debito senza una significativa riduzione del debito da parte dei suoi creditori. Ciò significa convincere la Germania, il maggior creditore.
Lo strangolamento di uno stato
Per la verità, nel corso degli anni, la Germania ha accettato silenziosamente forme più nascoste di taglio del debito. Per esempio, l’estensione delle scadenze del debito greco e la riduzione dei tassi di interesse. Ma un taglio vero e proprio, come chiede il Fondo Monetario Internazionale, sarebbe inaccettabile fino al giorno delle elezioni. Poi si vedrà.
C’è poco che il premier Alexis Tsipras possa fare. Un taglio del debito consentirebbe alla Bce di includere la Grecia nel suo programma di acquisto di titoli di stato, noto come QE. A cui diversamente dall’Italia non ha potuto accedere.
Proprio lo scorso mese, Tsipras ha imposto ulteriori tagli alle pensioni, qualcosa di inimmaginabile solo poco tempo fa.
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