DI NANDO DELLA CHIESA

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Ma chi è quel tipo? Sul lineolum verde oliva, nella sala d’aspetto a pianterreno dove i pazienti attendono le visite specialistiche, s’avanza un personaggio dalle fattezze familiari. Ha capelli bianchi che gli giungono sulla fronte secondo la moda dei senatori romani. Il busto eretto magistralmente, un fisico asciutto e coltivato, esaltato da una maglietta bianca attillata. Jeans, scarpe da ginnastica, e occhiali da sole che sembrano proteggere un mistero. Il cuore dell’ex ragazzo tifoso sobbalza: Gigi Riva! Sembra proprio lui (sopra in splendida foto) sotto le luci truffaldine il signore anziano dal fisico d’atleta che si avvicina. Lo sguardo si fissa, si fa indiscreto. No, non è Riva, ma come lo si era potuto credere? Il sosia continua la sua camminata in piena confidenza con il luogo, la clinica Maugeri di Pavia.
Il tempo di raccontare a un giovane medico il sussulto nel rivedere in azione Gigi Riva, ed ecco il soffio di una storia tenera e malinconica. “Vuol saperlo? E’ una vicenda quasi incredibile. Quel tipo così atletico, che va ancora in palestra, è il marito di una nostra paziente, una signora che è stata da noi in dialisi per un tempo lunghissimo. E’ morta sei anni fa. Ma lui da allora continua a tornare qui tutti i giorni. Da solo. Praticamente vive alla Maugeri, poi alla sera se ne torna a casa”.
Eccolo al bar, il sosia, seduto a un tavolino. Avvicinarsi, salutarlo e presentarsi è come infilarsi in una poesia. L’uomo è affabile, mostra anche un biglietto da visita, ci sta scritto “Gian” accompagnato da un grande cuore. “Certo che vengo qui tutti i giorni. E sa perché? Perché per me questo luogo, con il suo personale, i medici, gli infermieri ma anche le cameriere del bar, è come una grande seconda famiglia. Lo diceva anche mia moglie. Pensi che le avevano dato sette mesi di vita per una malattia strana e poi qui l’hanno tenuta in vita dodici anni. Come faccio a non essere grato a tutti? Vengo ogni giorno dalla Lomellina, verso Valenza Po. Giro nei reparti, saluto le persone, parlo al bar, qualcuno fa come ha fatto lei, viene a trovarmi al tavolino, poi mangio e al pomeriggio a volte vado a esercitarmi un po’ al poligono”. Poligono? Ecco spiegata quella strana collanina sulla maglietta bianca: da una parte l’immagine di una Madonna, dall’altra una pallottola. La devozione e la vecchia passione, un irrealizzato desiderio di combattente. “Eh, io mi tengo in forma, dovevano metterli a confronto con me i mafiosi, per esempio quando hanno fatto del male alla sua famiglia. Io avrei reagito, come reagirei se qualcuno toccasse questi miei amici che mi hanno aiutato per tanto tempo”, dice indicando il medico che mi accompagna. “Vede, io mi considero anche alla mia età un vero difensore della patria. Per questo ci sono rimasto male di non avere potuto fare il militare da ragazzo. Vuol sapere come è andata? Avevo una influenza, una cosa molto seria che si diffuse negli anni cinquanta, la chiamavano l’asiatica. Se ne moriva. E allora per non prendersi l’infetto nelle caserme mi esentarono provvisoriamente. Più tardi non volli però lasciare il lavoro che stavo facendo. E allora chiesi a Nenni, il capo dei socialisti, di aiutarmi, erano quelli gli ambienti che frequentavo. Ma mi sono portato il rimpianto, da bambino avevo sempre la carabina in mano…”.
Il sosia di Gigi Riva scopre le sue carte: “A me, i carabinieri, guai chi me li tocca. Sul retro della mia auto ci sono tutti gli almanacchi e i calendari dell’Arma ben in vista. Loro e gli alpini. Al mio paese sono amico del maresciallo e di un ex generale degli alpini”. Deve piacere l’ordine di una volta a questo signore così gentile, come in un gioco di ruolo: “Ai miei tempi si aveva il senso del decoro. Ma lei lo sente il linguaggio che usano per le strade gli studenti dell’università di Pavia? Quando io ero bambino all’oratorio avevo un prete che se mi sentiva dire una parola fuori posto mi arrivava dietro in silenzio e mi dava uno scappellotto. Oggi gli scappellotti sono proibiti”.
Sì, un tempo. Ma ora come fa a tenersi così in forma? Il signor “Gian con il cuore” si inorgoglisce. “Lo sa qual è il mio segreto? La dieta. Pollo, coniglio, pesce e verdura, molta verdura. E frutta a volontà”. Abbassa gli occhi e gli esce uno sguardo a 180 gradi in una luce di malinconia: “Questa è la mia seconda casa. A loro voglio bene”. E si vede. Davanti a questo mondo di medici e infermieri risonante di risate femminili, davanti al ricordo degli ultimi dodici anni di vita con la moglie, anche il generale degli alpini ammaina rispettosamente la bandiera.
(scritto sul Il Fatto Quotidiano del 15.7.17)
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