DI LUCA SOLDI

image

Al lungo stillicidio di figure che lasciano questo Pd si aggiunge la “zarina” del Valdarno, Elisa Simoni.
La Simoni, ormai ex deputata Dem, e’ una di di quelle “toscanacce” di sinistra che fino a poco tempo fa veniva collocate fra le rottamatrici, un passo avanti al leader Matteo Renzi ed in tempi non sospetti. A questo proposito poco conta che nella biografia della Simoni prevalga il “titolo” di cugina del segretario del partito. Poco conta la parentela illustre. Con lei non si scherza, sigaro in bocca ed accenni da “maledetta toscana”.
La sua storia inizia con un forte impegno a sinistra, con poco “companatico”, molto pane e tanta, tantissima politica.
Classe ’73, si laurea in Scienze Politiche, consegue un master post universitario in formazione e gestione delle risorse umane. La sua storia politica parte con l’impegno come segretario dei Democratici di Sinistra del Valdarno Fiorentino e assessore nel comune di Incisa in Val d’Arno con il Sindaco Manuele Auzzi. Dal 2006 al 2009 diventa assessore provinciale all’istruzione nella giunta del cugino, Matteo Renzi, mentre nel 2009 diviene assessore al lavoro per la stessa amministrazione, nella nuova giunta guidata da Andrea Barducci.
Nel dicembre 2012 si candida alle primarie per la scelta dei candidati parlamentari del Partito Democratico in vista delle elezioni del 2013, risultando, con 10 535 voti, la prima classificata in provincia di Firenze, davanti anche a Dario Nardella. Viene dunque eletta alla Camera dei deputati in questa legislatura.
Non ha mai sostenuto Matteo Renzi né alle primarie del centrosinistra del 2012, quando invitò a votare Pier Luigi Bersani, né alle primarie del PD del 2013, quando scelse la parte di Gianni Cuperlo e nemmeno alle ultime primarie del PD del 2017, quando ha sostenuto Andrea Orlando.
Ma qualche cosa pare aver imparato da Renzi, l’uso dei nuovi media e così, gonfia di rabbia e dispiacere gli ha mandato il messaggio dell’addio su whatsup.
Poco prima aveva avvisato Andrea Orlando, che aveva sostenuto al congresso, ed anche Roberto Speranza, per annunciargli l’adesione al suo gruppo.
Ed è lì che andrà.
Per lei i punti di riferimento sono “Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer”: “Ieri sera – racconta in una recente intervista, realizzata da Huffington Post, sempre con il sigaro in mano- ne ho parlato coi compagni in Toscana. Prima con i miei genitori, comunisti da una vita. Non è stato facile”. Le hanno detto, cercando di impedirle lo strappo: “Elisa, ma il partito… Il partito non si lascia, si combatte da dentro…”.
Ma ormai anche per lei la vecchia impostazione del Pci, della sinistra, non esiste più. Anche per la Simoni, nel Pd gestito dal cugino, non c’è un “campo” di sinistra al cui interno discutere e combattere. Ormai il Pd è diventato ormai un’altra cosa. La “zarina” lo assimila più a Forza Italia del ’94 che al Pd del Lingotto. Tutto ormai è finalizzato a rincorrere il voto moderato che una volta raggiunto si sposta di nuovo verso destra.
Secondo la Simoni, il recentissimo libro che ha scritto Renzi, racchiude il limite del segretario: “Invece che “Avanti”, lo poteva chiamare “vendetta”, col sottotitolo, “guardando indietro”. Mi dice chi non ha attaccato in questa sindrome dell’uno contro tutti? L’unico capitolo che doveva scrivere non l’ha scritto”.
Ormai ha l’idea chiare, la “zarina”, si rende conto che il suo ruolo di mediazione tra Renzi e la sinistra, non ha funzionato. Così anche lei toglie qualche sassolino dalle scarpe e saluta sbattendo la porta perché come ricorda: “Quando il segretario ha l’obiettivo dichiarato e scoperto di far uscire chi dissente, l’unità è impossibile”.

Annunci