DI MARCO GIACOSA
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Ho letto il libro di Renzi: non è un libro ma è un comizio.
Un comizio lungo 235 pagine in cui c’è la consueta retorica renziana, fatta delle abituali antinomie e dei soliti calembour [«Lo specchio è il giustizialismo e il moralismo, la finestra è la giustizia e la legalità. Lo specchio è il mondo del virale, la finestra è il mondo del vero. (…) Lo specchio è la paura che si trascina dietro la scia chimica dell’ignoranza e del sospetto, la finestra è la fiducia nella scienza (…) Lo specchio è la parola “potere” come sostantivo, la finestra è la parola “potere” come verbo»; «Dico loro che il Partito democratico si scrive Pd ma non si tratta come un Pdf»; «Spesso privi di voti, ma ricchi di veti»; «Abbiamo bisogno di stare insieme, condividendo non solo gli status altrui sui social ma soprattutto gli stati d’animo reali»; «Una visione fatta di pregiudizi più che di giudizi»; etc.].
Scrive in accezione negativa, sempre, le parole «convegni», «ideologia/ideologico» e, new entry, «buonismo/buonista».
L’analisi dei fatti e degli argomenti è appena accennata, come si confà, per termini di tempo e di opportunità, ai comizi.
Liquida la sinistra in poche pagine – addirittura in poche righe: «E nel Regno Unito la recente e molto celebrata affermazione elettorale dei laburisti di Jeremy Corbyn è in realtà una sconfitta, l’ennesima: solo che si è perso meglio del previsto».
Ama dire, ad esempio, «L’Europa torni a fare l’Europa»; dopo il primo turno di Roma 2016 disse: «Se Giachetti fa il Giachetti ne vedremo delle belle»; di sé in questi anni ha detto: «Devo tornare a fare Renzi»; mi sfugge l’obiettivo di questa enfatizzazione, cioè quali emozioni dovrei provare.
Le pagine sui migranti e sulle migrazioni possono essere sottoscritte da Matteo Salvini, che infatti venerdì 7 luglio le sottoscrisse, riprendendo la slide pubblicata su Fb dal Partito Democratico, trollando magistralmente. Quel giorno Renzi disse che le sue parole dovevano essere contestualizzate in un discorso più ampio: due pagine dopo quelle righe parla di “identità”, e in quella successiva di “radici cristiane”.
Il libro l’ha scritto, dice a tre pagine dalla fine, «per invitare, coinvolgere, entusiasmare». Un comizio, appunto. In cui l’unica vera novità – oltre allo shock di vedere scritti, cioè proposti come centrosinistra, spunti liberisti (e liberali) e spunti affini al leghismo – è la proposta delle Olimpiadi 2024 a Napoli.
Attenzione: Renzi è uno dei soli tre leader (gli altri: Grillo e Berlusconi); è bravo, è scaltro, ha talento. Renzi sopravvive al Pd, alle coalizioni, agli insulti dei social, alle denigrazioni. Il problema non è di chi ha Renzi, ma di chi non ce l’ha. Io volevo parlare del libro, invece parlo di un comizio.
E un comizio può solo piacere o non piacere, o piacere in parte.
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