DI- STEFANO ALGERINI
Il Torino ha presentato le nuove maglie per la prossima stagione: belle, il granata del Toro resta uno dei colori più adatti per una maglia di una squadra di calcio. Certo se uno avesse un dubbio su quale sia lo sponsor tecnico può toglierselo velocemente dando un’occhiata alle spalle, dove il suddetto partner della squadra di Cairo ha deciso di andarci con la mano pesante: “inondando” di simboli la sacra divisa che fu di Loik, Gabetto, Mazzola e compagnia trionfante. Va beh, sono particolari. Modelli per la foto di rito: Sirigu, Lyanco, Moretti e Iago Falque. Vecchi e nuovi, gente di classe e gente di fatica, attacco e difesa, però… c’è un però.
Manca tale Belotti Andrea: ad occhio il giocatore più forte della squadra. Difficile farla passare per una disattenzione (“Andrea, ma eri qui anche te?! Scusa eravamo lì a fare le foto della maglia e abbiamo preso i primi quattro che abbiamo trovato. Pazienza dai, ormai abbiamo già mandato a stampare”) e difficile soprattutto farla digerire ai tifosi, che se prima sentivano puzza di bruciato ora vedono le fiamme alte dieci metri. C’è il Milan, tanto per cambiare, ad alitare intorno all’attaccante della nazionale. Si mormora anzi che procuratore e giocatore siano già d’accordo su tutto con i rossoneri e che ci sia solo da stabilire la cifra da passare al Toro per completare l’affare.
I tifosi si diceva: quelli del Toro certo, ma non solo loro. Eh sì, perché in fondo un Belotti che fosse rimasto in granata sarebbe stato “L’ Alamo”, l’estrema difesa, di tutti i tifosi delle medie-piccole di fronte all’appetito insaziabile della grandi (o aspiranti tali come il nuovo Milan con gli occhi a mandorla). Insomma ogni tifoso di quel tipo di squadre, di fronte al ratto del giocatore più forte della squadra, avrebbe potuto argomentare un flebile “Sì, però il Toro Belotti lo ha tenuto”. E invece pare proprio impossibile resistere: troppo forte lo tsunami di denaro che sommerge calciatori, procuratori e (ovviamente) società venditrici perché a qualcuno possa saltare su di fare “l’Enrico Toti” della situazione.
Così capita che un tifoso medio di una squadra pure media debba augurarsi che quel bravo giocatore giovane, che sta facendo cose egregie tra primavera e prima squadra, si faccia strada, aiuti la propria compagine, ma… con moderazione. Altrimenti al primo mercato disponibile te lo vedi sfilare, ed alla velocità della luce posare sorridente con la maglia della nuova squadra di cui da bambino, ci terrà a dirlo, era sempre stato tifoso (succede almeno nel 90% dei trasferimenti più costosi, fateci caso).
Abbastanza triste. E non tanto per la solita lagna sull’amore per la maglia che ti ha cresciuto e valorizzato, quanto per una questione di equilibrio del campionato. Se prima c’erano delle spaccature tra le prime e le seconde (per non parlare di quelle in lotta per la salvezza che ultimamente stanno proprio facendo un campionato a parte) il prossimo anno probabilmente ci sarà un crepaccio, un canyon che nemmeno in Arizona.
Tutto questo al Milan ovviamente (e forse anche giustamente, visto che le regole sono queste) non interessa e dunque se non sarà Belotti sarà Morata, o, se proprio le cose andassero malissimo Kalinic. Il quale Kalinic adesso è l’epitome di un’altra categoria molto in voga: i “sedotti e abbandonati”.  Negatosi alle profferte cinesi a gennaio, aveva bene in testa comunque di approdare, in estate, in una grande squadra come in effetti le sue qualità meriterebbero. Il nuovo Milan di Montella sembrava l’approdo naturale e tutto doveva andare “a dama” nel giro di pochi giorni. Invece poi quei cattivoni della dirigenza milanista vedono altri attaccanti “più sexy” e tu resti fregato. Capita Nicola, capita. Ed ora è comprensibile che il ritiro della Fiorentina, attorniato da una pletora di carneadi dai nomi impronunciabili, ti sembri una gabbia. Però, diamine: sei un professionista. Addirittura fuggire!
E invece sì, ormai è così. I calciatori e i loro agenti a questo punto hanno quasi la totale libertà di manovra. E le società un po’ ci sono e un po’ ci fanno. Nel senso che in fondo sono quasi tutte ben contente di vendere i pezzi pregiati ed incassare una montagna di pezzi colorati, però devono farlo dando la colpa al reprobo che non ama a sufficienza chi gli prese “la pargoletta mano” quando non era nessuno, così che i tifosi stiano buoni fino al prossimo trasferimento ed il carrozzone possa andare avanti senza scosse. Amen
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