DI GIULIO CAVALLI
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Gentiloni cancella di fatto lo ius soli: ma non era un principio di civiltà?
Il percorso parlamentare e politico dello Ius Soli è un capolavoro di errori: dai tempi parlamentari alle dichiarazioni Gentiloni ha sbagliato quasi tutto. E lo Ius Soli no, non passerà in autunno come garantisce il premier. Che lo aveva definito “un principio di civiltà” solo qualche settimana fa…
Le Uova nel Paniere
Politica italiana
17 luglio 2017 15:29
di Giulio Cavalli
Gentiloni cancella di fatto lo ius soli: ma non era un principio di civiltà?
Il coraggio, si sa, non si impara. O ce l’hai o non ce l’hai. Tanto più se a esercitarlo è un governo (quello di Gentiloni) che nasce sulle ceneri mai spente dei governi precedenti e che si ritrova come alleato un Angelino Alfano indeciso sul cosa fare da grande con l’ansia di perdere il proprio posticino al caldo. Immaginate quindi se Gentiloni e compagnia (un governo tiepido che riesce comunque a non rimanere bollito) avrebbero potuto (o voluto?) opporsi alla corrente che ha trasformato la legge solo Ius Soli (che Ius Soli, non è, giova ricordarlo) nell’ennesimo feticcio della paura da sventolare per aizzare gli “spaventati dall’immigrazione di massa”. Niente da fare. Dice Gentiloni che non ci sono “le condizioni per approvare il ddl sulla cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia prima della pausa estiva. Si tratta comunque di una legge giusta. L’impegno mio personale e del governo per approvarla in autunno rimane”. Caso chiuso. E dentro una sola dichiarazione riesce a infilarci una serie di errori degni di Bertoldo.
Il rinvio, innanzitutto. Parlare di diritti civili, di qualsiasi diritto civile, dicendo a un Paese che si rinvia a dopo l’estate, è una tattica della “non posizione” che non funziona più. Che piaccia o meno, questi tempi così feroci impongono temi su cui è obbligatorio prendere una posizione: Gentiloni sa bene di avere un governo incapace di liberarsi dai rigurgiti urlati da una certa destra, seppur travestita da moderata, che in vista delle prossime elezioni politiche non potrà fare altro che alzare il tiro e che certo non verrà illuminata in autunno. Che lo Ius Soli non sarebbe passato tramortito dalla propaganda e dalla confusione era chiaro da settimane, nonostante Gentiloni tranquillizzasse tutti. Ora è chiaro che non passerà nemmeno in autunno e Gentiloni che fa? Tranquillizza. Ancora. Contento lui.
La mancata battaglia culturale. Vogliamo dirci davvero perché lo Ius Soli non piace agli italiani? Perché anche questa legge è stata raccontata come un “privilegio” agli stranieri a un popolo che ostinatamente è convinto di essere stato depauperato dagli altri disperati piuttosto che dai potenti. La “guerra fra poveri” che piace così tanto al Potere ha bisogno di trasformare i diritti in privilegi perché siano considerati contendibili. Lo Ius Soli non c’entra nulla con i migranti che arrivano sulle nostre coste eppure dalle parti di Gentiloni per l’ennesima volta si è preferito farsi governare dalle pulsioni basse e false piuttosto che governarle. Oggi Gentiloni rinuncia a una legge che troppo poco è stata difesa, raccontata e illustrata. Bei tempi quando un governo aveva anche il compito di accendere un leale dibattito pubblico piuttosto che spegnerlo scappando. Già.
La tattica, un capolavoro degli errori. In questo tempo di strateghi (che crollano nei sondaggi) anche il percorso parlamentare dello Ius Soli è la fotografia di un nonsenso continuo: la legge era stata approvata alla Camera nell’ottobre del 2015, è rimasta bloccata in Senato per più di un anno (c’era di mezzo il referendum Costituzionale e qualcuno pensò bene di tenerla nascosta in un cassetto) per poi rispuntare nel marzo di quest’anno. Se davvero questa legge doveva sembrare un “principio di civiltà” come hanno ripetuto un po’ tutti da Gentiloni, Renzi, Orfini e gli altri, la lungaggine con cui si è deciso di affrontarla lascia almeno qualche dubbio. Così alla fine si è pensato bene di far portare il testo in Aula proprio da un governo ormai decotto e a fine mandato: nel migliore dei caso dopo un lungo tira e molla si sarebbe arrivati a una legge smussata se non monca e tutto il dibattito non avrebbe fatto altro che favorire le destre. E infatti, guarda un po’, le destre esultano e rivendicano la vittoria. Vale la pena ricordare anche che Alfano e i suoi sono l’ago della bilancia per l’approvazione della legge. Proprio lo stesso Alfano contro cui si è scagliato, non molti giorni fa, proprio Matteo Renzi, segretario del partito che è di Gentiloni. Tempismo perfetto. Bravi, bene, bis.
E ora? Ora vedrete che il segreto sta nel non parlarne più. La legge di cui non potevamo fare a meno diventerà un ricordo lontano, sbiadito, di cui parleranno solo i leghisti per vantarsene. E poi diventerà tema della prossima campagna elettorale. Giusto per graffiarsi un po’. Mentre gli italiani (perché sono quelli che lavorano con voi, nel vostro ufficio, o sono i bambini che frequentano le scuole dei vostri stessi figli, che da anni invitate per le feste di compleanno) che aspettano la cittadinanza aspetteranno ancora un po’. E leggeranno i lunghi editoriali sul “populismo”, la “sfiducia nella politica” e tutto il resto. Bene così.
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