DI LUCA SOLDI

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La campagna d’informazione che da giorni non fa altro che evidenziare i “pericoli dell’invasione”, il montare delle preoccupazioni alimentate verso la parte moderata del Paese, portano come risultato la resa dell’esecutivo di fronte all’approvazione della legge per lo Ius soli.
Il governo, evidenziando la fragilità dei giorni peggiori, sembra così aver ceduto alle destre.
Certo nessun addio definitivo ma un allontanarsi di alcuni mesi che però pesa sugli equilibri. Così dare soddisfazione alle paure dei moderati assesta un colpo pesante alla credibilità del governo Gentiloni.
Dunque siamo arrivati alla conclusione di un percorso che evidenzia quanto ancora non esistano le condizioni per approvare la legge sullo ius soli prima dell’estate.
Rafforzando anche la convinzione di quanto possa essere stata fragile la convinzione di voler riproporre il ddl in un momento come questo.
Vana sembra la giustificazione del premier che si affretta a dire: “Si tratta comunque di una legge giusta. L’impegno mio personale e del governo per approvarla in autunno rimane”.
Paolo Gentiloni, dopo le polemiche che hanno fatto temere per la stabilità del governo, decide proprio nella giornata festiva di uscire allo scoperto, di prendere tempo e rinviare l’approvazione del ddl.
Il passaggio però è di quelli pesanti, obbliga a non nascondersi dietro un dito:
“Tenendo conto delle scadenze urgenti non rinviabili in calendario e delle difficoltà emerse in alcuni settori della maggioranza non ritengo ci siano le condizioni per approvare il ddl sulla cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia prima della pausa estiva”. Così si legge in una nota della presidenza del Consiglio.
Tutta la politica, come solitamente avviene nelle calde domeniche di luglio, era impegnata alle “chiacchiere” sotto gli ombrelloni ed improvvisamente si è risvegliata.
Tutto era cominciato con la telefonata di Gentiloni al suo segretario di partito.
«Matteo, non ci sono le condizioni per forzare — è stato il senso della spiegazione di Paolo Gentiloni —. Al Senato non abbiamo i numeri e, se mettiamo la fiducia, il governo cade». E Renzi, che si era speso sfidando tutto e tutti: «Paolo lo sai, per me era un provvedimento importante. Ma capisco le preoccupazioni per la tenuta della maggioranza e mi rimetto alle tue decisioni».
A dar fuoco alle micce il leader della Lega, Matteo Salvini, ch’è letteralmente esploso sui social: “Prima vittoria della Lega (che più di tutti si è opposta in Parlamento), ma soprattutto vostra, che in Rete vi siete mobilitati a migliaia! Se ci riproveranno, ci ritroveranno pronti. Grazie e avanti così: stop invasione”.
Giudizio negativo, per motivi opposti, quello di Roberto Speranza, coordinatore di Mdp, secondo il quale il rinvio di una delle leggi su cui il governo e il Partito democratico si erano particolarmente impegnati, è un chiaro un errore: “Per noi lo ius soli è e resta una priorità. Ogni arretramento o rinvio è un errore. Soprattutto in questo momento”. E, commentando le parole del premier Gentiloni, ha aggiunto: “Nessun cedimento culturale alla propaganda della destra”.
A dar man forte al presidente del Consiglio è arrivato subito dopo il commento del vice segretario del Pd e ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina che ha voluto ribadire il sostegno incondizionato al premier: “Sullo Ius soli il Pd seguirà l’indicazione proposta dalle valutazioni del presidente Gentiloni. Come sempre detto siamo al suo fianco. La legge per la nuova cittadinanza rimane per noi un obiettivo importante”.
Decisamente soddisfatti i centristi che da più parti si sono sprecati nel definire, in più occasioni, quello di Gentiloni, un atto di attenzione e di buon senso.
Uno per tutti il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che ha lodato il presidente del Consiglio che, secondo lui, “ha gestito la vicenda dello ius soli con realismo e rispetto per chi sostiene il suo Governo. Apprezziamo molto. Al tempo stesso, ribadiamo che su questo provvedimento abbiamo già detto ‘Sì’ alla Camera e lo stesso faremo al Senato dove una discussione più serena permetterà di migliorare il testo, senza che il dibattito si mescoli alla faticosa gestione dell’emergenza di questi giorni”.
Infine a vale la pena di ricordare il segno di una profonda soddisfazione, per la decisione presa da Gentiloni, arrivato da Forza Italia con Paolo Romani, che ha valutato la scelta del rinvio come “capace di rasserenare il clima politico e i lavori in Aula al Senato, già congestionato dalle tante scadenze”.
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