DI MARCO CHINICO’
Nato a New York 77 anni fa. “Figlio” del popolare, malfamato, un tempo per niente raccomandabile quartiere del Bronx. Fin dalla giovine età ha coltivato la passione per i film di vecchio stampo. Era solito prenderli in locazione per poi proiettarseli, guardarli e studiarseli accuratamente. Cortometraggi e spot pubblicitari furono il suo esordio; la fondazione della Image Ten Production, insieme ad un suo gruppo di amici e colleghi, la costruzione della sua gloria. Il suo immenso amore, però, portava un solo nome: l’horror. Fu così che il mondo scoprì l’arte ed il talento di George Romero. Il papà dell’Orrore è scomparso ieri a causa di un cancro ai polmoni che non gli ha lasciato scampo. Romero è deceduto in un ospedale di Toronto. Il suo nome è legato a quel che si può considerare la vera rivoluzione del genere horror, fino a quel momento troppo legato alla Mummia, a Dracula e al mito degli Uomini Lupo. Il suo lavoro di attore, regista, sceneggiatore e montatore, è stato svolto seguendo rigorosamente il principio del “self made man” ovvero dell’uomo che si fa da solo. George Romero è stato talmente determinato che è riuscito, nel vero senso del termine, a farsi da solo.
Nel 1968 la svolta, il “capolavoro” come fu definito dai maggiori esperti e critici di settore. Esce la pellicola “Night of The Living Dead” ovvero “La notte dei morti viventi”. Girato in Pennsylvania, il film parla di alcune persone costrette a barricarsi dentro una casa, attaccata da un esercito di morti viventi, Zombie appunto. Questo gruppo è guidato da un suo leader, un afroamericano che, al contrario di quel che si sperava, non riuscirà a debellare la forza dei “morti”. L’ardua battaglia prosegue con l’arrivo di una schiera di tizi armati che, purtroppo per loro, compie una serie di errori madornali e fatali. Sir George spiegò il successo di questo suo geniale film con queste parole: “la cosa incredibile è che quando feci “La notte dei morti viventi” non avevo pensato di fare un film sugli zombie. Volevo semplicemente mostrare che sebbene fuori succedesse qualcosa di straordinario, le persone rimangono attaccate alle loro beghe e alle loro meschinità e non si accorgono di cosa sta accadendo al di là del loro contesto”. Una feroce critica alla chiusa mentalità dell’americano medio dell’epoca. “Night of The Living Dead” costò, come investimento, circa 114mila dollari. 49 anni fa, una cifra non certo economica, ma il profitto totale ricavato si aggirò attorno ai 30 milioni di dollari.
La critica alla sbagliata mentalità socio-culturale dell’epoca continua con Dawn of the dead/Zombie. Pellicola uscita nel 1978, 10 anni dopo “La Notte dei morti viventi”. Due poliziotti, fra cui un afroamericano, e due giornalisti della TV, un uomo ed una donna, quest’ultima rimasta incinta nel bel mezzo dell’avventura, decidono di fuggire da Philadelphia. Prendono un elicottero, ma ad un tratto sono costretti ad atterrare sul tetto di un centro commerciale, causa esaurimento del carburante. Scelgono di vivere con tutti i beni che riescono a trovare dalle attività commerciali chiuse; in un primo momento, i “magnifici quattro” riescono a difendersi, prevenire qualsiasi attacco ed invasione degli Zombie. Successivamente, però, devono fare i conti con un’altra invasione: un gruppo di motociclisti che stravolge e scombussola letteralmente i loro piani. Il risultato di quest’altro capolavoro, in cifre, parlò chiaro: 1 milione di dollari investiti, 55 milioni guadagnati in profitto. Il duro attacco, sotto forma di horror, all’americano individualista e consumista in quel tempo, fu molto condivisa da tutti i suoi estimatori. Day of the Dead, datato 1985, è l’ultima opera della sua trilogia dedicata al pianeta Zombie.
La carriera di George Romero prosegue con altri lavori che, rispetto ai tre storici testé citati, non conosceranno il successo con la S maiuscola. Knightriders, Creepshow, Monkey Shines, Bruiser, a citarne giusto alcuni. Negli anni 2000, alcuni remake: Dawn of the dead con la regia di Zack Snyder, venuto alla luce 13 anni fa. Diary of the Dead e Survival of The Dead, usciti fra il 2007 e il 2009, non solo altro che repliche dei successi targati 1968-1978. Stephen King, oltre collega anche suo amico, e il “nostro” Dario Argento due grandi nomi che hanno avuto l’onore di lavorare con lui. Già a partire dalla seconda metà degli anni 90’, il suo seguito inizia pian piano a calare. Dopo un po’, i suoi fan preferiscono rimanere nel ricordo di quella leggenda che tanto ha cambiato e rivoluzionato il mondo horror.
George Romero se n’è andato per sempre: molti sperano che possa addirittura risorgere nei panni di uno Zombie potente, perché no? in grado di contrastare l’America odierna, contaminata da menti e logiche distorte. I suoi Zombie, forti e potenti, battaglieri, combattuti e, spesso, sconfitti hanno scritto pagine importanti di storia del cinema internazionale. Il popolo mondiale, sempre più sospeso fra l’atteso riscatto e la deriva, da oggi si sente più solo e più “Zombie”. Il tutto, purtroppo, senza il conforto della creatività e degli straordinari effetti scenografici che solo Mrs. George ha regalato al suo pubblico.
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