DI ANDREA FACE
«Bisogna ricordare questi momenti non soltanto negli anni tondi, come è questo venticinquesimo anniversario della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta, ma tutti gli anni»
Così ha concluso il suo breve intervento la Presidente della Rai Monica Maggioni alla presentazione di “Paolo Borsellino – Adesso tocca a me”, docufiction sul grande magistrato interpretato da Cesare Bocci ed in onda mercoledì 19, giorno della strage di via Amelio, alle 21.30 su Rai1. Presentazione avvenuta questa mattina in Rai subito dopo la proiezione del lavoro.
Ha ripetuto il proposito di ricordare certi avvenimenti anche in anni non tondi Mario Orfeo, Direttore Generale della Rai, che ha anticipato che l’intera giornata di mercoledì sarà dedicata a ricordi di quegli avvenimenti ed ha poi chiesto un applauso particolare per Antonio Vullo, presente in sala, unico sopravvissuto tra i componenti della scorta di Borsellino, i cui racconti sono stati fondamentali per la stesura della sceneggiatura.
Anche il Presidente del Senato Pietro Grasso, visibilmente commosso, ha parlato di Vullo dicendo che appena si sono incontrati in Rai si sono abbracciati perché si sentono legati da un comune senso di colpa per essere sopravvissuti. Grassi, in effetti, in quel periodo era pure lui impegnato nella lotta alla mafia e «Proprio Paolo mi aiutò a preparare le carte e a darmi i suoi appunti per il maxi processo al quale stavo lavorando». Grasso ha voluto citare Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, i cinque componenti la scorta che morirono in quel tragico giorno, e ha poi voluto ricordare che Borsellino era un uomo allegro, che faceva scherzi di una goliardia che ora non c’è più e che era desideroso di sentirsi libero. «Un giorno – ha ricordato il Presidente del Senato – l’ho incontrato per strada, mentre stava per entrare in un negozio, senza scorta. Gli ho chiesto perché stesse in giro da solo e lui mi ha risposto: “e che dovevo chiamare la scorta per andare a comprarmi le lamette per la barba?”. A lui piaceva il contato con la gente, diceva che se non avesse fatto il magistrato avrebbe voluto fare il portiere in un condominio, così avrebbe avuto la possibilità di parlare con tanta gente, non solo con gli inquilini, ma anche con il postino, l’idraulico, l’elettricista, insomma tutti quelli che sarebbero entrati nel condominio.
«Era un uomo allegro Paolo, ma in quei 57 giorni che passarono tra la strage di Capaci, (in cui morì il suo amico fraterno Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo, e tre agenti della sua scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, ndr) non lo era più. “Chi vuole andare vada, ma chi resta sappia che questo è il nostro destino”, disse indicando le bare. Penso che sui cumuli di terra che coprono i loro corpi, dovremmo inginocchiarci e promettere di continuare la loro opera: vedrete che la mafia avrà una fine», ha concluso Grasso tra gli applausi generali.

Dopo queste premesse delle autorità c’è stata la conferenza vera e propria sul programma in cui Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction ha parlato della validità della docufiction «che attraverso la verità umana dei protagonisti e il materiale documentario, consente di dare alla storia che si racconta una verità più puntuale».
Hanno poi preso la parola il Direttore di Rai1 Andrea Fabiano, il produttore Gianandrea Pecorelli, il coordinatore editoriale Giovanni Filippetto, il regista Francesco Miccichè e Antonio Vullo, che, dopo aver precisato di aver vissuto in modo difficile la visione del lavoro per ovvii motivi, ha dichiarato di essere stato contento «Perché dopo tante ricostruzioni, per la prima volta sono stati fatti nomi di apparati dello stato collusi con la mafia che in altre occasioni sono stati ignorati». Ha poi anche affermato che Paolo Borsellino, dopo la strage di Capaci, si sentiva solo e «noi stessi della scorta ci accorgevamo che lo Sato lo aveva lasciato solo. Ma lui ha continuato a lavorare».
La presentazione di “Paolo Borsellino – Adesso tocca a me”, si è conclusa, naturalmente, con l’intervento di Cesare Bocci che, i telespettatori lo vedranno mercoledì, ha interpretato il magistrato in maniera magistrale, ci si scusi il bisticcio di parole, riuscendo in ciò dopo attenti studi di filmati, di fotografie e grazie anche ai racconti dei familiari. «Quando ci si confronta con personaggi realmente esistiti – ha detto – si sente una grossa responsabilità. A maggior ragione quando si tratta di una docufiction, in cui la tua faccia viene alternata a quella reale. Io mi sono impegnato al massimo e, devo dire, mi sono anche emozionato».
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