DI MICHELE MARSONET
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Pianti ed applausi occidentali per un premio nobel semisconosciuto in patria. E nessuno sapeva o ha ricordato che lo scomparso Liu scrisse articoli a sostegno della guerra di Bush in Iraq. Affermò pure che, poiché 100 anni di colonialismo inglese hanno reso Hong Kong un gioiello, alla Cina erano necessari almeno 300 anni di colonialismo.

La tragica vicenda di Liu Xiaobo, il dissidente cinese premio Nobel per la pace morto in reclusione il 13 luglio, ha suscitato nei media occidentali reazioni meno forti del previsto. Eppure si tratta di una figura altamente simbolica. Scrittore e attivista del movimento per la difesa dei diritti umani, era noto all’estero ma quasi sconosciuto nel suo Paese. Ricordo infatti che, trovandomi a Pechino nel 2010, quando gli fu assegnato il Nobel, ne parlai con colleghi universitari locali e verificai che solo alcuni avevano una vaga idea di chi fosse, mentre altri non lo conoscevano affatto.
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http://www.remocontro.it/2017/07/17/liu-xiaobo-dissidenti-cinesi-analisi-dal-coro/
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