DI NICOLA FRATOIANNI
Tutti sulla Flat tax, in maniera trasversale.
Il nuovo mantra del pensiero unico economico, dopo il disastro della globalizzazione, riguarda l’aliquota unica di tassazione, che vuol dire azzerare la progressività fiscale, ovvero quel principio base per cui chi ha di più paga di più, come noi chiediamo da tempo.
E come per le famose discussioni sulla globalizzazione negli anni passati, anche per la Flat tax si schierano intellettuali, presunti studiosi e grandi organi di stampa.
Esattamente come la
globalizzazione, anche la
Flat tax è un enorme regalo ai più ricchi, che invece di pagare ciò che devono, pagherebbero sensibilmente di meno, togliendo risorse a chi ha un lavoro povero o a chi un lavoro non ce l’ha. L’ennesimo regalo ai più ricchi, in questi anni di lotta di classe all’incontrario.
La proposta dell’Istituto Leoni, per esempio, coordinato da Nicola Rossi (già deputato PD, pensate un po’…), prevede meno introiti per lo Stato di 60 miliardi.
Indovinate in quali tasche rimarrebbero i 60 miliardi? E indovinate invece chi ci rimette in termini di mancanza di servizi sanitari adeguati, o di diritto allo studio, o di certezza di una pensione?
Non bastano i milioni di poveri creati dalle ricette economiche fallimentari di questi anni, non basta la crisi creata dai loro disastri e dalle loro ideologie, devono continuare a diffondere il falso mito per cui lo Stato vada alleggerito e vada invece incentivato il privato, l’individuo. Possibilmente ricco o molto ricco.
Ci vuole una rivolta, un moto di ribellione.
Non sono i migranti a rubarci il futuro, ricordiamocelo.
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