DI SIMONA CIPRIANI
Napoli l’inferno è qui. Brucia ancora il Vesuvio, bruciano Calvizzano, Giugliano, fuoco a Pozzuoli, brucia la collina degli Astroni, l’eden dell’area protetta omonima, brucia Monte Sant’Angelo, evacuata l’Università, incendio presso il Centro Direzionale, brucia Pianura, Agnano, focolai ai Camaldoli, brucia Posillipo.
Due focolai su entrambi i lati di via Petrarca e al centro due pompe di benzina: la strada è stata chiusa al traffico, non passa nessuno, neanche i residenti. Una palazzina circondata dalle fiamme è stata evacuata appena in tempo e tre persone con i loro tre cani salvati in extremis dai carabinieri: tragedia sfiorata per un soffio.
Dai balconi delle abitazioni la gente cerca di dare una mano buttando secchi d’acqua sulle fiamme.
Stessa cosa ad Agnano nei pressi dell’ippodromo dove una fitta nube avvolge la conca della collina dietro alle scuderie e cittadini volenterosi tentano di domare le fiamme in attesa dell’intervento dei vigili del fuoco impegnati su più fronti.
Ieri notte si atteso per più di cinque ore l’intervento delle squadre di spegnimento a Calvizzano, area nord di Napoli, dove un rogo minacciava le abitazioni. I numeri di emergenza contattati dai cittadini non rispondevano, i vigili del fuoco sono dovuti arrivare da Castellamare.
Sembra un piano scientifico che ha circondato la città in una cinta di fuoco sulla quale stamattina soffiava anche il vento per complicare di più la drammatica situazione. Dovunque si posi lo sguardo sull’orizzonte cittadino si vedono alzarsi alte colonne di fumo nero, la notte, bagliori di fuoco illuminano sinistramente il golfo più bello del mondo.
Il presidente della Regione parla di un disegno criminale quasi eversivo elenca lo spiegamento di forze impegnato con 700 uomini, Protezione Civile, Vigili del fuoco, Esercito. Intanto i Canadair francesi, intervenuti nell’emergenza degli scorsi giorni sul Vesuvio, sono rientrati in Patria a seguito dell’innalzamento di rischio incendi in territorio francese.
I napoletani assistono impotenti e si chiedono chi ci sia realmente a tutelare la loro sicurezza prima che si verifichi l’emergenza, chi sia responsabile del controllo del territorio, quali mezzi sono a disposizione, quali siano i piani di Protezione civile del Comune in caso di incendio, quali siano i tempi e le modalità d’intervento, perché non si agisca preventivamente nonostante le zone dei roghi vengono segnalate continuamente, perché non si attivi una presenza più forte dell’Esercito.
La rete organizzativa è complessa, le competenze sono distribuite tra i vari enti che fanno capo a regione e comune. Un vero e proprio labirinto in cui trovare i nomi e cognomi dei responsabili diretti è complicato.
I piani di protezione civile del comune, sotto la direzione del sindaco, dovrebbero contenere una sezione sugli incendi che dovrebbe riguardare principalmente i cosiddetti “incendi d’interfaccia”, quelli cioè che mettono a rischio le abitazioni e la sicurezza dei cittadini. Anche se la prevenzione, attraverso pulizia e cura sui suoli privati spetta ai proprietari, la Protezione civile e i Vigili del fuoco dovrebbero monitorare e intervenire a salvaguardia dell’incolumità pubblica.
Nel caso di terreni e boschi pubblici, la responsabilità della prevenzione e degli interventi spetta alla Regione o ai presidenti dei parchi nazionali e delle oasi protette.
Purtroppo, secondo quanto denunciato da Legambiente la Regione Campania, ad oggi non ha ancora approvato il Piano Aib 2017 (piano antincendio boschivo), le fa degna compagnia la Regione Lazio. Dunque non esistono le relative modalità attuative per organizzare la prevenzione, né gli accordi con i Vigili del fuoco e la Protezione civile.
Il risultato è che gli operatori, lavorano senza alcuna direttiva precisa con scarso organico e turni massacranti.
In Campania sono operativi solo 5 elicotteri antincendio, erano 10 nel 2007, pochini per fronteggiare un’emergenza di tale portata, anche considerando l’apporto, improbabile e insufficiente, della flotta aerea dello Stato composta da 16 Canadair e 12 elicotteri della Difesa suddivisi in 14 basi.
In tutta questa confusione e distribuzione delle responsabilità, gli interventi del governo nella riforma della pubblica amministrazione, fanno da ciliegina sulla torta.
L’eliminazione del Corpo forestale dello Stato, accorpando mezzi e personale ad altre forze dell’ordine, stabilito dalla riforma Madia, ha provocato la dislocazione dei 32 elicotteri antincendio che erano in dotazione ai forestali, divisi fifty-fifty tra Arma dei carabinieri e Corpo dei vigili del fuoco, di cui solo quattro sono operativi per mancanza di brevetti e adeguamenti ai nuovi criteri espressi dalla legge.
Senza considerare il pasticcio del trasferimento del personale del Corpo: su circa 8mila forestali, circa 6.400 sono stati assegnati ai carabinieri, 1240 sono stati destinati alla pubblica amministrazione e solo 361 ai Vigili del fuoco.
In questa situazione caotica e carente la gente comune non sa con chi prendersela né a che Santo votarsi.
I cittadini si mobilitano, ieri sera si è svolta un’assemblea pubblica presso il comune di Calvizzano. Si sta organizzando la manifestazione trasversale “Stop Roghi” che partirà, mercoledì 19 luglio alle 19.00 dal centro del piccolo comune e arriverà fino a Qualiano e Villaricca.
Associazioni, sindaci, consiglieri comunali, istituzioni e partiti sfileranno con candele profumate per chiedere più sorveglianza, più Esercito nelle zone a rischio, pene più severe per chi sbaglia in materia ambientale.
La paura che rimanga l’ennesima protesta inascoltata è forte.
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