DI ROBERTO SCHENA
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Perché tanta parte del Sud brucia come mai era successo? Perché il Corpo Forestale non c’è più. Perché hanno continuato a tagliare i fondi destinati a parchi e foreste. Soprattutto, non c’è più chi controlla il territorio. Non c’è chi previene con competenza, sedi appropriate e professionalità limitando i danni, anche degli incendi. Evidenti le colpe del Governo. Il Corpo forestale, benché insufficiente, è stato sciolto con decorrenza dal primo gennaio 2017. Oltre settemila dei quasi ottomila effettivi sono passati armi e bagagli nell’Arma dei Carabinieri, mentre le loro competenze sono state accollate, senza aumento d’organico, ai Vigili del Fuoco. I quali hanno già mille incombenze a cui pensare e sono notoriamente sotto organico da anni.

La disposizione che vieta di fatto agli ex forestali diventati carabinieri di intervenire contro gli incendi boschivi.

La disposizione che vieta di fatto agli ex forestali diventati carabinieri di intervenire contro gli incendi boschivi.

Come se non bastasse, il prezioso patrimonio, accumulato dal Corpo, di esperienza e mezzi sul fronte della lotta agli incendi boschivi, giace praticamente inutilizzato nei capannoni. Bloccato dalla  mancanza di decreti attuativi della riforma Madia che abolì il Corpo. La denuncia è dell’Unione sindacale di base. Secondo l’Usb, una precisa  disposizione di servizio,  che si può leggere anche qui di fianco,  vieta di fatto agli ex forestali diventati carabinieri di intervenire contro gli incendi boschivi. A quanto pare, i più alti ufficiali  del nuovo comando del CUTFAA, Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare, dei carabinieri, si sono formati prevalentemente alla Scuola di Guerra. Non ci sarebbe nessuno con una laurea attinente le Scienze  Naturali e Forestali. Una notizia da verificare, ovviamente.
Azzerati di fatto i controlli

Il monte Erice in Sicilia, giugno 2017

Il monte Erice in Sicilia, giugno 2017

Anche la Cgil in un comunicato afferma: “I cittadini italiani stanno toccando con mano l’errore storico del governo che ha soppresso e militarizzato un Corpo competente e preparato”. Persino degli elicotteri del disciolto Corpo Forestale, continua la Cgil, “sono fermi a terra per essere ‘rivisti’ in chiave militare. Essi sono adesso al servizio dei Carabinieri e, di conseguenza, sottratti alla macchina che gestisce l’emergenza incendi (vedi foto sotto). Si è voluto tout court chiudere la Forestale – prosegue Cgil- sottraendo competenze e risorse, col risultato che oggi l’Italia brucia più di ieri e che in materia di prevenzione dei reati ambientali abbiamo perso un fondamentale corpo dello Stato”. 
L’intero patrimonio forestale è a rischio
Lo scioglimento ha tolto di mezzo un’Arma di polizia molto efficace. Si batteva contro  speculatori e abusivi del patrimonio statale più bello. Ci è costata molto cara. Fra l’altro, la catastrofica distruzione del parco nazionale del Vesuvio.  Un provvedimento da subnormali, se non da criminali.  Il prossimo anno a quale parco nazionale toccherà essere distrutto da un mega incendio simile?

Il monte di Sezze, nel Lazio, luglio 2017

In un paese dove ci sono sempre più boschi e foreste, che si espandono di anno in anno, diminuiscono i controlli fino ad azzerarsi. I tagli ai fondi destinati ai parchi naturali e al territorio, lasciato in balia di discariche, fanno il resto.   E’ lo stesso problema del parco Sud di Milano, solo che qui i roghi non hanno spazio grazie alle reti di corsi d’acqua che nel Mezzogiorno mancano. La soppressione del Corpo forestale, ovviamente, comporta un disastroso abbassamento dei controlli anche nel territorio comunale milanese, il 30% del quale è ancora agricolo/naturale e dell’intera area metropolitana. Già prima dello scioglimento del Corpo i controlli nel Milanese erano scarsi per mancanza di personale. Oggi non si sa nulla. 
I boschi e la loro gestione sono strumento fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici, la salvaguardia della biodiversità, la depurazione e regimazione delle acque. Per  le filiere industriali e le nuove bioeconomie locali. 
Un’inchiesta, giornalistica o parlamentare, sul questo sciagurato scioglimento, no, eh? Sappiate che il prossimo anno andrà molto peggio con gl’incendi e le discariche abusive. Ormai i topi fanno festa. 
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