DI GIORGIO DELL’ARTI

Tre palestinesi hanno ammazzato due poliziotti israeliani sulla Spianata delle Moschee e sono stati a loro volta uccisi dalle forze di sicurezza di quel Paese.
• Avevo creduto che l’odio tra arabi e israeliani fosse stato retrocesso a questione locale di fronte all’immane tragedia provocata dalle ambizioni di Al Baghdadi.
Può darsi, ma la Spianata delle Moschee è un luogo particolare, e ci fa comprendere questo: che la lezione del Califfo è stata capita, la lezione per cui se si deve colpire è bene scegliere un luogo altamente simbolico. Erano altamente simbolici il teatro parigino Bataclan o la promenade di Nizza o il concerto di Ariana Grande a Manchester, luoghi e occasioni in cui i crociati vanno a divertirsi secondo pratiche che l’islamismo radicale considera blasfeme. Allo stesso modo, la Spianata delle Moschee di Gerusalemme, presa di mira ieri, o – Dio ne guardi – la piazza San Pietro a Roma.
• Prima i fatti, per favore, e solo dopo le spiegazioni relative alla Spianata delle Moschee, di cui – le confesso – so poco.
I fatti sono questi. Ieri mattina alla 7 (ora locale) questi tre palestinesi, entrati sulla Spianata attraverso la Porta dei Leone, percorsa la via Dolorosa, si sono presentati sulla Spianata e, visti tre agenti israeliani, li hanno attaccati con pistole automatiche e coltelli. Ne hanno ammazzati due e poi sono fuggiti verso la Spianata, o Monte del Tempio, luogo sacro agli ebrei ma ancora più sacro a chi crede in Allah: il Monte del Tempio viene, nella considerazione religiosa degli islamici, subito dopo la Mecca e Medina. I militari hanno inseguito fin qui i tre terroristi e li hanno ammazzati tutti e tre. Qualcuno ha girato un video che, messo in Internet, è diventato subito virale. Si dirà facilmente che gli israeliani, uccidendo tre musulmani, hanno profanato il luogo, scelto forse proprio per questo dai tre killer.
• Che cosa si sa di loro?
Per adesso ci è stato detto poco. Verrebbero tutti e tre dalla stessa famiglia e avrebbero abitato a Umm al-Fahm, nel nord del Paese. Sarebbero arabi di nazionalità israeliana, una comunità che in Israele conta un milione e 700 mila persone su 8 milioni e mezzo di abitanti. Gli arabi di nazionalità israeliana possono muoversi liberamente anche in Palestina, cioè lungo la Striscia di Gaza o in Cisgiordania (la Palestina è divisa su due territori non confinanti). Questa libertà di spostarsi giustificherebbe il possesso di due fucili Carl Gustav e di una pistola: armi artigianali, di quelle che vengono fabbricate in parecchie officine della Cisgiordania, come s’è scoperto negli ultimi due anni. Fucili e pistole simili si sono visti a Capodanno del 2016: venne assalito un bar di Tel Aviv e ci furono due morti. Il terrorista di quella volta era originario di Wadi Ara, non troppo lontano da Umm al-Fahm, una zona abitata prevalentemente da arabi e dove armi di quel tipo vengono smerciate dalla criminalità organizzata con discreta facilità.
• Reazioni politiche?
Hamas ha esultato: «Benedetta azione di martirio». Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen (lato Cisgiordania) ha telefonato la primo ministro israeliano Netanyahu dolendosi dell’accaduto e condannando l’agguato. Sulla Striscia di Gaza comandano i terroristi di Hamas, regolarmente eletti dal popolo. In Cisgiordania invece governa questo Abu Mazen, capo del partito moderato Al Fatah (quello che fu del famoso Arafat). Netanyahu ha chiuso per ventiquattr’ore la Spianata, per la prima volta da 14 anni e non è un fatto da poco. Qui pregano i musulmani e ieri era venerdì, giorno di preghiera. Quindi la chiusura della Spianata, decisa anche per verificare che non vi fossero altre armi, può essere vissuta come una provocazione. Tra l’altro in questo luogo sacro può pregare solo chi crede in Allah, benché tutt’e tre le religioni monoteiste ne reclamino l’importanza.
• Strano, no?
È il risultato di un vecchio compromesso, che gli ebrei oltranzisti vogliono far saltare. Da qui sarebbe asceso al cielo Maometto, qui c’è il Muro del Pianto dove pregano gli ebrei e la via Dolorosa è quella percorsa da Gesù mentre lo portavano al martirio della Croce. La follia umana ha reso queste coincidenze un pretesto per gli odi reciproci e un infinito spargimento di sangue

 

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