DI CECILIA CHIAVISTELLI
Parte dall’Italia, dalla Fondazione Merz di Torino, insieme a Liban Art, l’idea di organizzare una mostra nel centro culturale, sede della memoria e simbolo della travagliata storia di guerra del Libano, Beit Beirut, nota anche come la “Casa gialla”, salvata dalla distruzione dagli attivisti del patrimonio libanese.    “Sacred Catastrophe: Healing Lebanon” è il titolo della mostra di Zena el Khalil, artista visuale, scrittrice e attivista culturale, che si esprime con una grande varietà di formati e di media, che variano tra pittura, installazione, performance, tecnica mista, collage e scrittura.
L’artista ha preparato per la mostra una serie di lavori centrando la sua ricerca su problematiche sociali come la questione della violenza e della sessualità utilizzando materiali e oggetti che meglio riescono ad esprimere le differenze e il disordine di Beirut, città ispiratrice della sua poetica.
L’evento, che sarà inaugurato il 18 settembre p.v. ha come tema la pace e la riconciliazione, ed è curato da Beatrice Merz e Janine Maamari. Durante i quaranta giorni della mostra di Zena el Khalil sono previste delle manifestazioni collaterali con workshop, conferenze, performance, concerti, dibattiti, per sensibilizzare sulla situazione delicata in cui vive il tormentato paese e mantenere viva la memoria del disastro della guerra civile. Beit Beirut è situato sulla “terra di nessuno”, luogo che divideva la città tra il quartiere dove viveva la maggior parte dei musulmani e quello a maggioranza cristiana.
Zena el Khalil è nata il 27 aprile 1976. Ha conseguito un Master of Fine Arts alla School of Visual Arts di New York e una laurea in Graphic Design presso l’Università americana di Beirut. Quando Israele invase il Libano nel 2006 El Khalil iniziò un blog, sull’isolamento e l’impatto della guerra che ebbe un grande successo all’estero e fu pubblicato sui siti delle testate più importanti a livello internazionale. Poco dopo fu invitata dal Consiglio norvegese di tecnologia e il Nobel Peace Center, con il fondatore di Wikipedia, ad una tavola rotonda sulla libertà di parola su web. Zena, che vive a Beirut, per il suo attivismo è spesso invitata a presentare i suoi progetti e il suo lavoro su diversi giornali come The New York Times, El Pais, Spiegel Online, La Stampa, Repubblica e Al Jazeera.

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