DI- STEFANO ALGERINI
“Con Antonio si è creato un rapporto di grande sintonia e grande feeling. Antonio ha avuto un attimo di debolezza, ma abbiamo parlato, ragionato, e ora posso dire che il nostro percorso sarà lungo e andremo lontano”: Filippo Fusco, direttore sportivo del Verona, 18 luglio. Non dell’anno scorso, questo, sei giorni fa. Ecco, vedi come succedono le disgrazie?
Antonio Cassano oggi ha dato l’addio, per la seconda volta in una settimana, al Verona. Evidentemente il rapporto di grande sintonia e feeling non era poi così grande, ed il percorso è stato lungo ma non lunghissimo… Povero Fusco, la figura è di quelle che una volta si definivano da peracottaro. Però non è mica colpa sua, lui è solo l’ultimo di quelli (tanti) che sono andati al massacro cercando di assecondare “l’estro” (molto tra virgolette) del nativo di Bari vecchia.
Addio al Verona ma non al calcio, ha tenuto a precisare Cassano nel tweet con cui ha dato l’annuncio. Quindi dirigenti kamikaze di tutto il mondo siete avvertiti: se volete farvi un “giro della morte” con colui che ha fatto impazzire di gioia, e poi impazzire e basta, tifosi di otto club ed un paio di nazionali potete farvi avanti. Ci sono le stesse probabilità, scarsine, di trovare il premio massimo sotto un gratta e vinci, però in ogni caso è garantita una visibilità massima (almeno per qualche ora).
Particolarmente allertati i tifosi del Parma (società che Cassano ha sempre dichiarato di avere nel cuore e a cui si era già offerto prima di passare al Verona), dell’Entella e dello Spezia (che hanno il vantaggio di essere vicino a Genova, quella che ormai da qualche anno è casa per tutta la, larga, famiglia Cassano) e magari anche quelli della Fiorentina, per un fantascientifico ritorno con una maglia che vestì per una sola notte nel gennaio del 2010, prima di cambiare (come ti sbagli) idea appena spuntata la luce del sole. In fondo Pantaleo Corvino è sempre stato suo estimatore, e non è che in casa gigliata attualmente il talento abbondi…
E il talento, parlando di Cassano, è l’unica cosa su cui non si può proprio discutere: più di 100 gol in seria A già non è roba da tutti, però a quelli si devono aggiungere gli assist, e tutto il repertorio “da prestigiatore” messo in mostra praticamente in ogni squadra abbia frequentato. Peccato che ci fossero anche gli effetti collaterali: Capello, Mazzarri, Stramaccioni sono solo alcuni degli allenatori che, portati sull’orlo dell’esaurimento nervoso, sono passati alle vie di fatto con il buon (non sempre sempre) Antonio. Era una specie di test attitudinale lavorare con lui: ti faceva passare in vantaggio con una magia, ma poi ti faceva perdere lanciandosi in scene patetiche contro l’arbitro, i compagni di squadra, il pubblico, l’iniquo fato. Roba che anche San Francesco avrebbe avuto delle difficoltà a mantenere il self control.
E non a caso i soli due campionati vinti in carriera, uno in Italia col Milan ed uno in Spagna con il Real Madrid, lo hanno visto premiato diciamo come “attore non protagonista”. Perché si può fare tutto di Cassano, ma non l’uomo squadra: la pietra angolare sui cui edificare il team vincente. Anzi, la parola “discontinuità” ha avuto una nuova accezione da quando lui si è presentato nel mondo del calcio.
Ad ogni modo se adesso non dovesse trovare posto in qualche squadra Cassano un futuro come opinionista televisivo dovrebbe averlo assicurato. Già quando era sotto contratto con i vari club le sue interviste regalavano sempre qualche perla. Ed ora, liberato dai vincoli, potrebbero diventare roba esplosiva. Anche di recente, contenuto a stento da una maglietta extralarge, ci aveva tenuto a far sapere che anche se fermo da un anno avrebbe potuto tranquillamente fare la differenza in una seria A piena zeppa di giocatori sopravvalutati. Beh, lui è pazzo lo sappiamo, però potrebbe diventare come il “pazzo shakespiriano”, il quale, apparentemente scherzando, diceva la verità…

 

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