DI CHIARA FARIGU


Lo scontro politico sull’emergenza acqua è sempre più rovente, al pari delle temperature di questa estate così anomala. E’ scontro politico anche sui termini che vi ruotano intorno, e più che di emergenza (che ne è la causa) si preferisce parlare di incuria e di problema strutturale alle condotte dove gran parte delle acque captate per l’approvvigionamento si disperdono. Il rischio razionamento aleggia sulla capitale, alla turnazione di 8 ore al giorno sono interessati oltre un milione di mezzo di cittadini se in questi giorni non si trova una “soluzione alternativa”. La parola chiave “soluzione alternativa” è all’OdG del vertice, in programma per oggi al Campidoglio, convocato dalla sindaca Raggi, tra Regione Lazio e Acea, l’ente erogatore, attraverso il quale si cerca di mediare dopo il muro contro muro tra Zingaretti che ha disposto la sospensione di approvvigionamento dal Lago di Bracciano e Acea che ne ha programmato il razionamento. Possibile un compromesso: far slittare di qualche giorno l’ordinanza della Regione (in vigore dal 28 luglio) contando sull’imminente esodo estivo dei romani per consentire al sistema idrico di “riequilibrarsi” su un fabbisogno ridotto. In programma anche un summit convocato dal Ministero dell’Ambiente per avere un quadro della situazione sia di Roma che dei 21 Comuni dei Castelli Romani, per un’utenza di quasi 60.000 cittadini) con l’erogazione razionata, per molti dei quali, già dal mese di giugno, sino a tutto settembre.
Anche il Vaticano è corso ai ripari: chiuse tutte le fontane, interne ed esterne sia di Piazza San Pietro che dei Giardini Vaticani.
In attesa dei prossimi provvedimenti, i cittadini, soprattutto quanti trascorreranno le ferie in città, provvedono a rifornirsi quanto più possibile di acqua minerale. Segno questo che in soluzioni alternative a brevissima scadenza credono sempre meno

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