DI MARIA PIA PIZZOLANTE
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Il dipartimento mamme proprio non lo capisco. E il fatto che a guidarlo sia Titti di Salvo con cui ho condiviso un pezzo del movimento femminista, purtroppo non basta a rassicurarmi.
Siamo nel 2017, il ruolo, le fatiche, le relazioni tra le donne meritano di più. E non perché non consideri la maternità centrale o non sia io stessa nella fase in cui madre lo vorrei diventare. E nemmeno perché non consideri le famiglie e le adozioni in modo particolare un terreno su cui le leggi devono aggiornarsi rispetto ad una società che fortunatamente è più avanti.
Ma proprio in virtù di tutto questo, siamo convinte che “mamme” sia oggi più di ieri riduttivo e disidentificativo (troppe anche della mia generazione non si sentirebbero incluse per una miriade di motivi).
Temo che ci sia subalternità anche in questa definizione, subalternità all’idea che la forza e il limite Delle donne risieda tutto nella loro disponibilità a farsi grembo.
Un po’ poco nel 2017, un po’ poco mentre la scelta non riguarda solo carriera e professioni ma proprio l’identità e la cittadinanza paritaria per uomini e donne, indipendentemente da una questione puramente biologica.
Fortunatamente conosco tanti coetanei e amici maschi che oggi svolgono il ruolo di genitore a tutto tondo, facciamo che li chiamiamo “Mammi” e li includiamo? Non è una battuta, è il presente e il futuro che determina la liberazione. Vivaddio.
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