DI SIMONA CIPRIANI
Le condanne a due anni e mezzo per l’ex segretario Umberto Bossi e a 4 anni e 10 mesi per l’ex segretario amministrativo Francesco Belsito per truffa ai danni dello Stato, hanno comportato la richiesta, da parte del tribunale di Genova che ha emesso la sentenza, del risarcimento di 49milioni di euro per rimborsi elettorali riscossi e non dovuti dalla Lega Nord nel periodo 2008-2010.
L’ordine del tribunale non è, però, ancora esecutivo, perché secondo una sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, non è consentito attuare confische se non dopo condanne definitive. Esiste, quindi, ancora la possibilità che dopo i ricorsi in Appello e Cassazione, se le sentenze assolveranno i due, la Lega non sia tenuta a un risarcimento che avrebbe effetti devastanti sulle finanze del partito, semplicemente perché tutti questi soldi non ci sono da nessuna parte.
Il bilancio presentato dalla Lega pochi giorni fa, denuncia, infatti, una liquidità di 165mila euro e beni patrimoniali per 5milioni e 671mila euro, né ci sono possibilità di introiti extra se non provenienti da donazioni private o da finanziamento per mezzo della cessione del 2 per mille, a causa della legge del 2013 che ha abolito i rimborsi elettorali.
Questi 49milioni di euro sono perciò una vera spada di Damocle per i vertici di via Bellerio che potrebbero vedersi imporre delle misure cautelari da parte del tribunale, il quale avrebbe la possibilità, in teoria, di chiedere il blocco dei beni del partito fino a sentenza definitiva.
Matteo Salvini fa sapere che il partito è da considerarsi parte lesa nella questione e dichiara di aver dato incarico agli avvocati di tutelare gli interessi della Lega: quel fiume di denaro, lui, non l’ha mai visto, all’epoca, infatti, l’attuale segretario federale del Carroccio, ricopriva il ruolo di direttore di Radio Padania.
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