FABRIZIO FALCONI
Da tempi remotissimi, Roma ha pescato le sue risorse idriche anche dalla zona del Lago di Bracciano. L’acquedotto dell’Aqua Alsietina, chiamato anche acqua Augusta, che fu il settimo acquedotto di Roma, venne costruito nel 2 a.C. da Augusto per il servizio della naumachia, il lago artificiale per gli spettacoli di combattimenti navali, che l’imperatore aveva appena fatto realizzare nella zona di Trastevere e quando non veniva utilizzata per la naumachia era impiegata a scopi agricoli e per l’irrigazione dei “giardini di Cesare”, il parco che lo stesso Cesare volle fosse reso pubblico dopo la sua morte. Raccoglieva l’acqua dal lago di Martignano, il “lacus Alsietinus”, appunto, un piccolo bacino nei pressi del lago di Bracciano. Fanno quindi piuttosto impressione le condizioni attuali, in questa grande siccità, del Lago “dei romani”, che si evidenziano dal dettagliato rapporto del CNR.
Negli ultimi giorni il livello del Lago di Bracciano si e’ abbassato di 10 cm, arrivando a -163 cm rispetto allo zero idrometrico, valore che “espone a significativi rischi il sistema lacustre che necessita di un’attenta valutazione dello stato di salute, migliorando ulteriormente le conoscenze relative alle debolezze ambientali del lago”.
I dati arrivano dall’Istituto di Ricerca Sulle Acque (IRSA) del Cnr che da 15 anni svolge attività di monitoraggio volontaria sul Lago di Bracciano acquisendo dati quantitativi e qualitativi sulle acque che possono essere utili per valutare i limiti dell’impiego sostenibile.
Le evoluzioni registrate nell’ultimo anno – spiega l’Irsa-Cnr – che trovano puntale riscontro nelle campagne di misure, non lasciano dubbi circa il significativo avanzamento della linea di riva che ha fatto emergere rocce e sabbia.
La situazione odierna vede un abbassamento del livello del lago pari a -163 cm rispetto allo zero idrometrico. Negli ultimi giorni il livello si e’ abbassato di circa 10 cm.
La ricostruzione del modello digitale della cuvetta lacustre ha consentito di simulare e valutare gli effetti prodotti dalle oscillazioni del livello del lago. È stata valutata un’escursione massima sostenibile dal sistema di -150cm (pari al 13,4% della superficie di fondale adibita ai processi di depurazione). Questo valore doveva rappresentare il limite minimo di equilibrio che l’ecosistema lacustre di Bracciano potesse sostenere.
Ad oggi – sottolinea l’Istituto – l’abbassamento di -163 cm espone a significativi rischi il sistema lacustre che necessita di un’attenta valutazione dello stato di salute, migliorando ulteriormente le conoscenze relative alle debolezze ambientali del lago.
Gli scenari che si configurerebbero, se le condizioni meteo climatiche e gli emungimenti dovessero rimanere inalterati portando il livello del lago a -200 cm potrebbero corrispondere ad una perdita di superficie adibita ai processi di autodepurazione pari al 22,5% (in pratica il lago si comporta come un grande ecosistema filtro, con effetto tipico dei lagunaggi e dei sistemi di fitodepurazione a pelo libero, con abbattimento in particolare della sostanza organica e dei nutrienti).
Gli effetti degli abbassamenti idrici nel lago – fa notare l’Irsa-Cnr – determinano, inoltre, significative ripercussioni anche sulla falda circumlacuale che svolge un’importante funzione di alleggerimento delle criticità legate al potenziale innesco di processi eutrofici, influendo sulla diluizione dei nutrienti, sulla circolazione e movimentazione idrologica, sulla riduzione termica etc.
“Il caso Bracciano deve fare scuola a livello nazionale ed internazionale – conclude la nota – rivalutando l’importante ruolo della pianificazione e della collaborazione interistituzionale che veda il supporto scientifico strutturato di Enti di Ricerca ed Università, con la consapevolezza che il valore della risorsa acqua con i suoi impieghi antropici ed i numerosi servizi ecosistemi che esprime, deve incoraggiare ad un uso attento e consapevole dell’acqua. In aggiunta, le sfide che i cambiamenti climatici impongono, devono alimentare un sistema diffuso e multiforme di tutela e razionalizzazione dell’acqua in una visione ecologica che la vede parte attiva di ciascuno dei 94 processi ambientali che regolano la vita del nostro Pianeta. L’acqua nelle sue varie forme e nei suoi luoghi, merita rispetto e per questo deve essere vista come valore essenziale, non solo culturale ma civile ed economico, in grado di influenzare la qualità dell’ambiente, della vita individuale ed il benessere sociale”.

 

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