DI CECILIA CHIAVISTELLI
Quando Gneo Alleo Nigidio Maio, soprannominato il “ Principe” per la sua straordinaria capacità di organizzare spettacoli gladiatori a Pompei, lasciò il mondo terreno non avrebbe mai immaginato che il ritrovamento delle sue spoglie sarebbe stato un evento così fondamentale tanti secoli dopo. Un anno prima della storica eruzione del Vesuvio che coprì Pompei il Principe riposava già nel suo monumentale sepolcro nella zona di San Paolino. Per le sue condizioni particolarmente agiate sulla tomba fu lasciata un’epigrafe in marmo dove, insieme al suo nome, erano documentate informazioni importanti della vita della città e della sua attività di impresario di lotte fra gladiatori.
La scoperta che però gli archeologi considerano ineguagliabile, forse la più importante da quando Pompei è tornata alla luce, è il ritrovamento di tracce dei cittadini in fuga dalla potenza distruttiva del vulcano. Gli studiosi confermano che “Sono visibili le striature lasciate da una carovana al di sopra dello strato di due metri di lapillo, da porsi in relazione con il rinvenimento, poco lontano, di scheletri a una quota più alta da quella di frequentazione dei romani”.
Grande la sorpresa e l’entusiasmo per questa novità avvenuta durante una banale ristrutturazione degli edifici del demanio negli Scavi di Pompei.

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