DI ERIC SALERNO
https://alganews.wordpress.com
Meno di una generazione mi separa dall’amico Emanuele Giordana (lui più giovane). E se oggi si possono definire in sintonia quasi totale i nostri gusti, appetiti, interessi, i nostri percorsi giovanili, almeno in parte dettati dalla differenza d’età, sono stati ben diversi. Il suo straordinario Viaggio all’Eden (appena pubblicato da Laterza e letto d’un fiato ) è la storia di una generazione di sognatori, cresciuti all’ombra della beat-generation e di una strada verso la maturità o l’oblio in un’affascinante pezzo del mondo – Iran, Afghanistan, India, Nepal – che i più grandi cantautori degli anni Sessanta e Settanta immortalarono. E’ una lettura, il libro di “Manulo”, che ci regala uno spaccato dell’Italia giovane oltre a una visione di un universo ormai cambiato per sempre. Viene voglio di tornare indietro, ricominciare daccapo, seguire i liceali che puntarono l’Oriente. Molti alla ricerca dell’Eden fatto di cannabis e altro. Chi dopo aver letto molto più di Sandokan. Fu quel viaggio un rito al quale io ero tagliato fuori da una manciata di anni, letture che invece che a Oriente mi spingevano verso Sud (l’Africa di Stanley e Livingston) e un’immersione precoce nel mestiere del giornalista con tutti i limiti temporali che un posto fisso imponeva. Eppure, almeno in alcune pagine dell’Eden di Giordana mi sono ritrovato. Sul Kyber Pass, in alto tra Afghanistan e Pakistan, giusto il tempo per due parole con i militari e una foto che mi ha immortalato in un abbigliamento assurdo, ridicolo, ma che, allora, era d’obbligo. Venivo da Peshawar e vi sarei tornato per trascorre la notte. Non ho molti appunti di quel viaggio e Viaggio all’Eden ha riempito i vuoti dei miei ricordi. Grazie Emanuele!

Annunci