DI LUCA SOLDI

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A Reggio Calabria e’ in corso una di quelle crisi che ben aldilà degli aspetti locali rischia di avere ripercussioni anche a livello nazionale.
A Palazzo San Giorgio sede del governo cittadino e’ stato raccontato di un via vai frenetico di boiardi locali preoccupati per la sorte del potere cittadino.
Il Sindaco Giuseppe Falcomatà, colpito per lo smacco subito da Matteo Renzi, per la nomina nella segreteria nazionale del Pd, dell’Assessore Angela Marcianò, pare sia andato su tutte le furie.
Il giovane sindaco reggino da tempo sentiva suo quel posto ed appena compreso che scelta era stata dirottata proprio verso la Marciano, non ha retto. Il sindaco giocando le sue carte se n’è uscito con l’ultimatum: “O lei, o me“. In fondo, non è nuovo che fra i due non fossero molto in sintonia, che entrambi ormai rappresentano i lati opposti di un Pd che a livello locale è decisamente conflittuale.
Il sindaco, da tempo, non fa mistero che la Marciano non è riuscita a fare squadra. E la segreteria del Partito Democratici reggino ha scelto lui. Così l’Assessore Marcianò concluderà la sua carriera nell’amministrazione comunale finendo fuori dalla Giunta comunale. Ma non è tutto così semplice, non è tutto riducibile ad una questione di simpatie ed egoismi di bassa lega.
Passano 48 ore di silenzio e riflessione ed Angela Marcianò, non senza aver ottenuto la “copertura” romana da Lorenzo Guerini, sceglie i social per rispondere a Giuseppe Falcomatà. Un post decisamente lungo, per qualcuno esagerato, con il quale l’ormai ex assessora comunale replica punto su punto alle critiche del sindaco di Reggio Calabria. Il suo è decisamente più di un semplice “sfogo”. E’ un bilancio minuzioso di quasi tre anni trascorsi nella giunta cittadina. La storia della sua cacciata parte dallo considerazione che non si è per niente conformata agli ordini del sindaco.
Ebbene – spiega nel post la Marciano – lo confesso, non sono stata al passo, io ho corso in avanti per risollevare le sorti della mia città, anzi mi sono precipitata senza esitazione alcuna in tutte le sedi possibili per ottenere qualche risultato concreto: a Catanzaro (nella sede della Regione), in Soprintendenza, in Prefettura, in Procura, al Ministero, perché per me era urgente anzi vitale non perdere tempo, non fare scadere i termini per i progetti e chiedere proroghe per quelli scaduti, non disperdere i finanziamenti di cui la Regione preannunciava la prossima revoca e sollecitava a rimettere gli atti di nostra competenza, che non erano ancora pronti”. Operazioni ed interventi decisamente fastidiosi che hanno creato disturbo: “Mi è stato rimproverato più volte e con disprezzo, anche in occasione di una conferenza stampa che ‘non serve a niente un giocatore come Van Basten in una squadra di giocatori del Loreto“. Ci sono passaggi da vera requisitoria contro il sistema reggino.
L’ex assessora ed ancora prima ex famosa collaboratrice del procuratore Nicola Gratteri assume il tono di chi si appresta alla denuncia. Storie e situazioni delle quali “meglio di me – racconta – potrebbe riferire la squadra dei carabinieri in borghese a cui la nostra città deve essere grata per il lavoro svolto e che mi ha realmente difesa nei momenti più bui. Penso alla vergognosa vicenda dell’hotel Miramare affidato all’amico del sindaco senza nessuna procedura di manifestazione di interesse e con l’autorizzazione ad eseguire lavori senza autorizzazione da parte della Soprintendenza, che è obbligatoria nel caso di immobile di pregio storico ed architettonico, al Parco Caserta venduto a privati in maniera assolutamente illegittima, alla delibera sul sistema della mobilità che mandò in rivolta mezza città, alla vicenda dei lavori arbitrari sul corso Garibaldi e sulle vicende del sequestro penale in cui mi sono ritrovata e che faticosamente ho dovuto risolvere, assumendo l’impegno personale di ripristinare la legalità sia con la Sovrintendenza che con il pm procedente”. Marciano racconta di fatti che potrebbero avere una rilevanza penale: “Ricordo ancora la vicenda del canile municipale di Mortara, quella del trasferimento della nuora di un boss a Palazzo San Giorgio, della presenza a Palazzo San Giorgio di Paolo Romeo, ritenuto una delle teste pensanti della ‘ndrangheta e imputato del processo Gotha, ‘invitato’ come consulente ed amico di taluno e forse di tanti, come emerso dalle evidenze dei fatti giudiziari, sulle vicende della città metropolitana che stava per nascere. Penso ancora alla fase attinente la preselezione della new-co Castore e Polluce (società in house del Comune) al licenziamento illegittimo della vigilessa e da ultimo al trasferimento ritorsivo dei funzionari assegnati ai lavori pubblici, guarda caso tra i più operativi del mio settore, che ha mandato in tilt settori nevralgici dell’amministrazione, tanto da costringere il dirigente Romano a darne immediata comunicazione al Prefetto”. “Tutte vicende ai limiti della legalità – seguita proseguendo nella denuncia, la componente della segreteria di Matteo Renzi – alle quali ho cercato spesso il confronto che mi è stato negato, rispetto alle quali comunque anche dopo le deliberazioni, sono seguite mie riservate personali dirette al sindaco ed alla segretaria generale, tutte datate e conservate agli atti, e precise denunce all’autorità giudiziaria della quale, per dichiarazione pubblica, sono stata ritenuta unico interlocutore valido ed affidabile”. Infinite le occasioni di scontro fra la Marciano ed i dirigenti del comune. Sono davvero numerose le sue denunce nei confronti dell’ex funzionario Marcello Cammera, in seguito arrestato nell’inchiesta “Reghion” ed ancora oggi imputato del processo “Gotha”: “In una delle innumerevoli volte in cui ho cercato di evidenziare tutte le nefandezze del settore e del suo dirigente, Marcello Cammera, non riuscivo ad ottenere nessuna risposta nel merito, anzi ad una mia nota con cui puntualizzavo le varie illegalità su un appalto, Falcomatà mi ha risposto il 29 marzo 2016 alle ore 21,22 : ‘Domani, unitamente alla presente consegnami le tue dimissioni!’ alla quale ho immediatamente replicato ‘Io sono una persona onesta e coerente. Procedi tu se ritieni. Nessun problema’”.
Al tempo le dimissioni non sono arrivate, anzi la Marcianò, ha proseguito con il suo impegno subendo, a suo dire, ostruzionismo da parte dei suoi colleghi di giunta: “Non voglio fare volare stracci, ma come dimenticare che il protocollo sulla Legalità negli appalti pubblici da me fortemente voluto e redatto su mio input dallo staff del settore, fu sottoscritto in prefettura, senza che nessuno si fosse degnato neanche di invitarmi o semplicemente di avvisarmi; lo stesso Raffaele Cantone, intervenuto alla cerimonia e che ebbe parole di forte apprezzamento sul testo, non nascose la sua sorpresa ed il suo disagio per la mia assenza! E che dire del sopralluogo al palazzo di giustizia con il sottosegretario Luca Lotti, del quale ebbi notizia solo grazie alla cortesia di un funzionario del mio settore, che indignato me ne riferì, consentendomi di partecipare all’incontro. Quando il sindaco dice che siamo tutti per la legalità e non solo l’assessore Marcianò, io mi limito a ricordargli che le sole denunce serie all’autorità giudiziaria hanno riguardato i settori fino ad ieri da me diretti, e sono solo a mia firma, tant’è che il procuratore Cafiero De Raho dandone atto, disse, in una infuocata conferenza stampa , ‘Ringraziamo la Marcianò, unica fiera oppositrice del Cammera’. E per ora può bastare”.
Ma la Marciano, in questa storia che più di altre coinvolge la politica nazionale, una spiegazione riesce a darsela: “Sono uscita dalla simpatia del sindaco quasi subito e cioè quando si è accorto che non ero condizionabile, né intellettualmente né caratterialmente, ed in tempi più recenti quando sono stata cooptata nella segreteria politica del Pd, incarico al quale egli vivamente aspirava, per cui la mia estromissione dalla giunta non rappresenta solo una stolta ripicca ma è la garanzia che l’ulteriore percorso della consiliatura avrà soltanto lui come protagonista”.
E’ indubbio, a questo punto che a Reggio Calabria, sulle spalle dell’assessore Marciano’ si stia giocando una delle difficili partite sulla legalità e nella politica nazionale.
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