DI GIOVANNI PAGLIA
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In un’intervista l’AD di Unipol dichiara che il suo gruppo detiene il 2% del debito pubblico italiano.
Sia chiaro che la cosa è persino apprezzabile, se pensiamo a quanti preferiscono investire in strumenti esteri.
Non possiamo tuttavia evitare di chiederci quanta pressione possano esercitare su un Governo soggetti privati che hanno fra le mani simili quantità di titoli di uno Stato iperindebitato, soprattutto in assenza di una vera Banca Centrale.
Sarà un caso se diventano intoccabili i santuari della finanza?
Non credo proprio e dobbiamo affrontare la questione, perché è un fatto decisivo di democrazia.
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