DI CLAUDIO FAVA
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L’hanno aspettato per strada per accoglierlo come merita un uomo di rispetto: quartiere chiuso, traffico bloccato e fuochi d’artificio in cielo. Perché a Palermo la scarcerazione degli amici di Cosa Nostra si celebra così: facendo festa. Il galantuomo si chiama Maurizio De Santis, un pezzo da novanta delle estorsioni e poco importa che dovrà farsi ancora tre anni ai domiciliari: il festino non si rimanda.
Una delle vie confiscate per far baldoria, come in un ossimoro, è intitolata a Pino Puglisi, prete ucciso dalla mafia. Perché è così che funziona in Sicilia: i mafiosi scarcerati accolti con i fuochi d’artificio, un prete scassaminchia con i fuochi di un revolver. Uno dice: ma che ti frega? Ordinaria contabilità, certo, se non fosse che per strada, l’altra sera, c’erano molti, troppi palermitani. Così allegri e sfacciati da postare il loro video sui botti in cielo perfino su facebook: che tutti sappiano! che tutti vedano!
Ecco la differenza: noi commemoriamo i morti, loro fanno festa ai vivi. Due mondi sotto lo stesso cielo.

 

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