DI MARISA CORAZZOL
(nostra corrispondente da Parigi)
Maurizio Landi è originario di Bologna. Un cuoco che vanta un’esperienza di lavoro nel suo campo di almeno 15 anni. Per aver incontrato problemi di carattere economico – come troppo spesso accade in Italia – chiude la sua osteria e decide di “emigrare” in Francia alla ricerca di un nuovo lavoro. E’ così che arriva nella Regione Rodano – Alpi, in una piccola località sita fra Lione e Macon, nel cuore del Beaujolais, noto per il suo famoso vino rosso dove trova rapidamente lavoro in un “Bistrot”.
E’ molto contento Maurizio Landi per aver realizzato il suo sogno di ripartire nella vita lavorativa con un contratto che gli è stato offerto “in prova per 4 mesi” ma che, dal 4 agosto, sarebbe stato confermato a tempo indeterminato.
Ma il “nostro” una sera decide di proporre una bella pasta cucinata all’italiana a quattro clienti che pernottavano in quella locanda e prepara loro una squisita “carbonara” al dente. Purtroppo – ed a sua grande deIusione – i quattro commensali francesi, dopo essersi guardati gli uni e gli altri come se nei loro piatti fosse nevicato cemento armato, si alzano, lasciandola nel piatto perché “troppo cruda”.
Inutilmente Maurizio Landi ha cercato di spiegare loro che la pasta solitamente si mangia al dente e non stracotta, come invece tanto piace ai “cugini” d’Oltralpe, ma non c’è stato nulla da fare. Il suo titolare, messo al corrente da altri clienti che “lamentavano” a loro volta la “crudezza” della pasta di Maurizio, appena qualche giorno dopo lo licenziava in tronco.
Per aver cercato di difendere la cucina tradizionale italiana in tutti i modi, il “costo” pagato dal nostro bravo cuoco è stato quindi non solo la mancata assunzione a tempo indeterminato, ma addirittura il posto di lavoro.
Landi ha raccontato che varie volte gli era stato chiesto di fare gli spaghetti alla bolognese, ma lui si era rifiutato perché “non serviva dire che quel piatto non esiste e che per il ragù ci vogliono le tagliatelle. Va bene adattarsi ai gusti del posto, ma snaturare completamente le proprie origini e i culti alimentari è forse chiedere un po’ troppo ”. Il suo ragù alla bolognese lasciato pronto, durante il suo giorno di riposo, in cucina lo usavano per condire gli spaghetti, rigorosamente scotti.
Ma Landi non si perde d’animo e due giorni dopo il licenziamento, l’ex ristoratore ha trovato un altro posto a dieci chilometri dal primo, a Belleville, un comune che dista appena 47 Km da Lione. «Per fortuna in Francia da questo punto di vista è più facile ripartire. Mi sono presentato nel nuovo posto e ho messo subito le cose in chiaro, però. Ho detto: ‘Sappiate che io la pasta ve la faccio, ma la faccio al dente, sia chiaro’. Del resto, se penso a quando lavoravo al Divinis, in 15 anni di carriera le uniche lamentele per i piatti che cucinavo le ho avute proprio da clienti francesi».
La storia è sempre la stessa, quindi. Ma la pasta, in ogni caso, non si tocca. A meno che non si tratti di servire ad alcune “fines bouches” d’ Oltr’Alpe, la loro leccornia casereccia preferita: un bel piatto di “coquillettes” stracotte, condite con tanto burro ed almeno mezzo tubetto di ketchup. Hum, che leccornia, Chef!
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