DI MARCO CHINICÒ
Individualismo autistico. Un’espressione nuova, dagli effetti decisamente inquietanti. L’uomo e la donna dalla personalità chiusa, poco aperti ed attenti verso quanto accade all’esterno. Due esseri viventi dentro l’ovatta, concentrati solo sul loro distorto “ego”, sul loro mondo strano a voler dir poco. Cellulari, iphone, ipad, personal computer, tablet, social network. Quel gran pianeta tecnologico-virtuale che tanto ha condizionato e rovinato la psiche degli umani. Oggi si litiga e si interrompono le amicizie più su Facebook, piuttosto che discutere e confrontarci “de visu”; confronto, un tempo, l’unica via da percorrere. Gente apatica, insicura, senza progetti di vita, che non sa proprio cosa volere dal proprio cammino esistenziale. Il mondo attuale è fatto anche di “bene” o c’è una netta prevalenza del male su tutto e tutti? E’ possibile sedersi ad un tavolo, analizzare quanto si è fatto finora e riflettere se sia il caso o meno di migliorare la nostra qualità di vita? Tutto questo è affrontato nel libro “Il Vino e le Rose”. Non un vero romanzo, un saggio che porta le vesti del romanzo, edito da Armando Curcio Editore, scritto dall’attrice e scrittrice, Claudia Conte.
Perché “Il Vino e le Rose”, come nasce questo titolo?
“Tutti mi chiedono il perché del titolo. Credo che leggendo si possa capire. C’è un capitolo interamente dedicato, posso però dire che il vino evoca i mondi interiori, spinge fuori dall’ordinario, innaffia le menti di un umore poetico, aiuta a godere dell’inconsueto, dell’inatteso, colora la vita. Le sensazioni gusto-olfattive evocano ricordi, fanno scattare intuizioni, possono aprire le segrete vie multidimensionali del cuore. La rosa è un simbolo veramente complesso, poiché racchiude in sé significati tra loro contrastanti. È, infatti, ambivalente, potendo contemporaneamente significare perfezione celeste e passione terrena, tempo ed eternità, vita e morte, fecondità e verginità. Entrambi sono inoltre simbolo del sacro… dall’antica Grecia (quando corone di rose adornavano le statue di Dioniso, il Dio del vino e delle Baccanti, sue seguaci) al Cristianesimo in cui il vino è il sangue di Cristo e la rosa, per la sua bellezza e fragranza, indica il Paradiso. Ho avvertito l’esigenza, o potrei anche dire l’urgenza, di dare una forma scritta ai miei pensieri, di cercare una risposta alle domande esistenziali che mi pongo osservando la realtà e vivendo le relazioni sociali”.
Sui motivi che l’hanno stuzzicata nel redigere questo libro e sul completo significato che lo stesso vuol trasmettere, l’autrice specifica: “La lettura de “Il vino e le rose” porta a riscoprire la riflessione, l’introspezione, l’emotività che si contrappongono inevitabilmente all’indifferenza, all’apatia o, secondo la teoria che ho modestamente ideato, all’individualismo autistico. Questa teoria vede gli uomini metaforicamente, ma direi stabilmente concentrati sul loro ego, chiusi nel loro piccolo mondo, spesso fatto di uno schermo al led, e incapaci di scorgere le esigenze e anche le sofferenze dell’altro. Lo definirei un saggio travestito da romanzo, caratterizzato da una forte attualità. Ed infatti mentre io scrivevo, in tutto il mondo si andavano verificando gravi accadimenti, come gli attentati terroristici o i terremoti che hanno portato alla morte centinaia di innocenti. Si affrontano temi contrastanti tra loro eppure contemporaneamente presenti nelle nostre esistenze, come il senso della vita, la solitudine, l’amore, il dolore, la morte, la fede. Ho citato il pensiero di vari pensatori, del passato e della contemporaneità come Bauman e Veronesi, morti poco dopo la stesura finale del libro, ma anche Sant’Agostino, Madre Teresa di Calcutta e Corrado Augias”.
Tre donne, le protagoniste di questo romanzo. Un excursus dettagliato della loro vita, dalla nascita fino all’età adulta, attraversando le fase salienti, valutando cosa si è seminato, quanto si è raccolto: “Il romanzo vede protagoniste tre amiche che, dall’infanzia alla maturità, si confrontano sulle gioie e sui dolori della loro vita, sui “mostri” che hanno dovuto affrontare e sconfiggere per raggiungere il loro personale equilibrio. Il libro vuole essere un ritratto della vita colta nei suoi aspetti essenziali, nelle sue contraddizioni, dipingendone gli orrori e la bellezza. Se dovessi pensare ad una figura retorica che possa rappresentare la vita, direi senz’altro l’ossimoro. Il bene e il male si intrecciano, spesso sono complementari, non possono esistere l’uno senza l’altro, dove l’uno è semplicemente l’assenza dell’altro ma dove invece a volte si abbracciano e si confondono”.
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