DI MASSIMO WETMULLER
Io insisto sull’argomento perché per me è un dovere. Se non volete non leggete. Oggi passavo davanti alla vetrina di un supermercato, ed erano in mostra vari pezzi di esseri che prima erano viventi e che ora erano pietanza, dentro confezioni in cellophane. Povere creature. E ho pensato che se si volesse, basterebbe dedicare 20 secondi del proprio tempo ad una riflessione semplice semplice. La stessa che, non da oggi, ha assalito me. Pensate, per esempio, che un maiale, animale intelligente e simpaticissimo, pieno di vita, è morto per finire in un cellophane di una catena di supermercati. E se nessuno comprerà la sua carne nelle scadenze giuste, sarà morto pure inutilmente perché la sua carne si butterà. Morire vuol dire, se si vuole provare sempre quei 20 secondi di empatia, cessare di vivere, no? Cioè, tu un momento prima sei attivo, magari giocoso, nel caso nostro creativo oppure pensieroso, fiducioso, generoso ma irascibile, felice, sorridente, corrucciato, ecc ecc. E un momento dopo, si spegne tutto.Ti spegne qualcun altro, nel caso degli animali da vetrina di supermercato, da menù, non ti spegni manco tu. E magari quelle vittime lo capiscono pure, un attimo prima, e si spengono non senza dolore o paura. E un po’ della stessa commozione m’è presa, pensate, pure per i calamari e i polipi allineati lì vicino, sempre dentro un cellophane, perchè questi hanno ancora meno voce ma soffrono lo stesso. Non è come per le carote o le albicocche che fanno un loro corso naturale e soprattutto non hanno lo stesso sistema nervoso. Insomma, è già inaccettabile morire per un menù o per le delizie del palato umano, che può scegliere di nutrirsi in altro modo,ma vi assicuro che oltretutto quella vetrina era ciò che di più squallido e triste io abbia mai visto….
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